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	<title>Manifesto Antispecista</title>
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	<description>teoria, strategia, etica ed utopia per una nuova società libera</description>
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		<title>Manifesto Antispecista</title>
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		<title>Lettera aperta della Veganzetta al futuro movimento antispecista: le radici comuni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 22:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla Veganzetta: http://www.veganzetta.org/?p=451
&#8212;&#8212;&#8212;
Ogni percorso finito ha un suo punto di partenza ed un suo arrivo. Non fa eccezione la filosofia antispecista che come punto di arrivo ha la liberazione animale (umana e non) e di conseguenza una nuova società umana libera, solidale ed egualitaria. Disquisire sul percorso e sul suo arrivo è già un esercizio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=105&subd=antispecismo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Dalla Veganzetta: <a href="http://www.veganzetta.org/?p=451">http://www.veganzetta.org/?p=451</a></strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Ogni percorso finito ha un suo punto di partenza ed un suo arrivo. Non fa eccezione la filosofia antispecista che come punto di arrivo ha la liberazione animale (umana e non) e di conseguenza una nuova società umana libera, solidale ed egualitaria. Disquisire sul percorso e sul suo arrivo è già un esercizio arduo, ma risulta impossibile se viene a mancare un requisito fondamentale: una partenza comune. Fuor di metafora ci preme come redazione della Veganzetta affrontare il tema delle radici comuni del pensiero antispecista, radici assai complesse e variegate, ciò perché senza una solida base da cui partire ogni sforzo per avanzare risulterebbe vano, e quanto sta accadendo, e quanto è accaduto di recente, lo dimostra.<br />
Individuare un&#8217;unica origine generatrice dell&#8217;antispecismo non è possibile, proprio per il fatto che risulta chiara una sorte di commistione tra diverse anime e visioni a volte tra di loro anche poco compatibili. Storicamente si può ricondurre la nascita ufficiale del pensiero antispecista agli anni &#8216;70, e precisamente al 1970 quando Richard D. Ryder, uno psicologo inglese, conia il termine “specismo” (1). Analizziamo però una considerazione dalla quale si è evoluto molto del sentire comune antispecista:</p>
<p>«<em>Il razzista viola il principio di eguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della sua razza qualora si verifichi un conflitto tra gli interessi di questi ultimi e quelli dei membri di un’altra razza. Il sessista viola il principio di eguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso.<br />
Analogamente, lo specista permette che gli interessi della sua specie prevalgano su interessi superiori dei membri di altre specie. Lo schema è lo stesso in ciascun caso</em>» (2)<br />
<span id="more-105"></span><br />
Tale posizione è nel contempo origine di gioie e dolori per il pensiero antispecista contemporaneo. Infatti troppo spesso ci si è fermati a questo concetto per formulare una definizione di antispecismo, e questa superficialità di analisi ha generato delle pericolose derive sia in campo teorico che in quello pratico.<br />
L&#8217;idea stessa che l&#8217;antispecismo sia una diretta derivazione di lotte sociali interspecifiche come l&#8217;antirazzismo, l&#8217;antisessimo e similari, è del tutto fuorviante; infatti l&#8217;antispecismo per la prima volta si occupa non delle istanze di una minoranza o di un gruppo sociale, o etnia che rivendica i propri diritti, ma di una vastità di esseri senzienti che non lo fanno perché non ne sono in grado. La differenza abissale tra le lotte per l&#8217;emancipazione umana e la lotta antispecista è questa: per la prima volta non c&#8217;è un gruppo che rivendica un diritto, e che lotta per esso, ma rappresentanti di una specie vivente che lottano per evitare che la loro stessa specie continui a sfruttare le altre. Ciò pone l&#8217;antispecismo su di un piano assolutamente diverso da quanto accaduto in precedenza nella storia delle lotte civili e sociali dell&#8217;umanità. Ed è per questo che sarebbe preferibile adottare una diversa definizione di antispecismo, o perlomeno un diverso concetto esplicativo, che consideri una naturale evoluzione di pensieri egualitari, e non una sua diretta derivazione da uno di essi. La differenza pare minima ma nella realtà è fondamentale.<br />
Infatti una naturale evoluzione sarebbe da intendersi come l&#8217;elaborazione di una diversità di concetti critici, una loro fusione, somma ed armonizzazione, elementi necessari per poter creare un pensiero del tutto nuovo e di ampiezza inedita. Una diretta derivazione da precedenti lotte di emancipazione sociale è quindi un errore concettuale che porterebbe a considerare il pensiero antispecista alla stessa stregua di quello antirazzista, antifascista o antisessista.<br />
Ciò non può essere possibile perché, come detto in precedenza, l&#8217;antispecismo è la loro somma (e la somma di molto altro), e non una loro variante.<br />
<strong>L&#8217;equazione antispecismo=antifascismo o antirazzismo è sbagliata e pericolosa. L&#8217;antispecismo è ANCHE antirazzismo, ANCHE antifascismo, ma non solo, l&#8217;antispecismo è un nuovo paradigma, una rivoluzione sociale e culturale che intende rifondare la società umana, non può pertanto essere considerato da un unico punto di vista.</strong><br />
L&#8217;antispecismo nella sua complessità coinvolge pensieri distanti e diversi, concetti complessi e deve essere considerato come un nuovo progetto.<br />
Dall&#8217;anarchismo verde, a Earth First! e l&#8217;ecologismo radicale, dalle teorie di Murray Bookchin, all&#8217;ecologia profonda, dall&#8217;animalismo anglosassone all’animalismo di matrice anarchica libertario e individualista, e alla teoria e azione di Barry Horne, dagli scritti di Theodor Adorno ed Max Horkheimer (Scuola di Francoforte) in cui c&#8217;è molto dell&#8217;antispecismo moderno, ai testi di Rosa Luxembourg, da Jeremy Bentham per arrivare a Peter Singer, Tom Regan e Jim Mason, dalle considerazioni sul darwinismo di James Rachel, agli scritti ispirati di Anna Maria Ortese, dalla visione dei diritti degli Animali di Mark Rowlands, a Charles Patterson o Ralph Acampora, dal femminismo di Carol J. Adams, a Gary L. Francione, fino a considerare la non violenza di Gandhi e di Aldo Capitini.<br />
Questo piccolo elenco in ordine sparso di contributi teorici non è assolutamente esaustivo, e molto altro vi si potrebbe aggiungere (basti pensare a quanto i pensatori classici e del passato ci hanno lasciato: da Platone, Pitagora, Teofrasto e Plutarco a Leonardo da Vinci fino a Voltaire e Bentham). Ciò solo per dimostrare quanto possa essere variegata la genia della filosofia antispecista, e quanto sia ancora in divenire.<br />
Nessuno può e deve pertanto arrogarsi il diritto di considerare tale filosofia come figlia di un progetto politico, sociale o culturale. Considerare ad esempio l&#8217;antispecismo (come troppo spesso si sta facendo ultimamente) una variante dell&#8217;anarchismo libertario, e di conseguenza tentare una fusione tra idea ed azione anarchica ed antispecista è un&#8217;assoluta riduzione,  un evidente passo indietro, nonché un grosso errore tattico e politico. L&#8217;antispecismo NON è anarchia, come NON è comunismo, ma trae ispirazione e forza anche da alcuni loro concetti, di sicuro non può essere assoggettato a strategie e pratiche da essi poste in essere, perché esso non può rappresentare in alcun modo il passato, bensì si propone di progettare un nuovo futuro assolutamente diverso e distante dallo status attuale e il più possibile slegato da ogni pensiero antropocentrico che ha permeato e permea anche le visioni rivoluzionarie più avanzate.<br />
Le radici comuni, come per un albero che cresce vigoroso, sono numerosissime, in perfetta libertà chi si occupa di antispecismo continuerà a prediligerne alcune, ma è necessario tener ben presente che solo l&#8217;insieme delle radici potrà continuare a sorreggere ed alimentare l&#8217;intero albero, e nessuna di esse potrà mai sostituirne altre. Solo in questo modo potremmo riuscire a definirci compagni, veri compagni di una nuova società libera, e non compagni di coloro che rimangono ancora aggrappati a soluzioni parziali di un problema complesso che trascende la specie. Urge quindi un definitivo affrancamento dalle ideologie passate, senza rimpianti, senza dubbi, ma con la consapevolezza che qualcosa di nuovo di rivoluzionario è nato.</p>
<p>Concludiamo con la speranza che vi sia realmente una volontà di collaborazione tra persone antispeciste, e che si intraprenda un cammino comune fatto di commistioni di diverse istanze e pensieri, a tal proposito proponiamo la lettura e l&#8217;analisi di una “cassetta degli attrezzi”(3) per un futuro movimento antispecista, strumento utile ed aperto a critiche e contributi per l&#8217;avvio di una seria e costruttiva discussione.</p>
<p><em>La Redazione della Veganzetta</em></p>
<p>Note:</p>
<p>(1) Suggeriamo la lettura del testo Brevi note su Specismo e Antispecismo – di Massimo Filippi<br />
<a href="http://antispecismo.wordpress.com/2008/03/11/specismo-e-antispecismo-storia-e-prospettive">http://antispecismo.wordpress.com/2008/03/11/specismo-e-antispecismo-storia-e-prospettive</a><br />
Per una panoramica su specismo ed antispecismo.<br />
(2) Peter Singer, Liberazione animale, Il Saggiatore 2003. Pg 24<br />
(3) La cassetta degli attrezzi: <a href="http://antispecismo.wordpress.com/cassetta-degli-attrezzi/">http://antispecismo.wordpress.com/cassetta-degli-attrezzi/ </a></p>
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		<title>Nuova revisione della Cassetta degli Attrezzi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 19:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si comunica che è stata pubblicata la QUINTA revisione de La Cassetta degli Attrezzi.
Vi sono state alcune modifiche ai testi preesistenti e l’aggiunta del concetto di SOBRIETA’ come stile di vita.
Si invita chi legge a formulare critiche, proporre aggiunte e modifiche di ogni tipo.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si comunica che è stata pubblicata la QUINTA revisione de La Cassetta degli Attrezzi.<br />
Vi sono state alcune modifiche ai testi preesistenti e l’aggiunta del concetto di SOBRIETA’ come stile di vita.<br />
Si invita chi legge a formulare critiche, proporre aggiunte e modifiche di ogni tipo.</p>
Posted in Aggiornamenti, Idee e proposte, Notizie  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/antispecismo.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/antispecismo.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/antispecismo.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/antispecismo.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/antispecismo.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/antispecismo.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/antispecismo.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/antispecismo.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/antispecismo.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/antispecismo.wordpress.com/102/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=102&subd=antispecismo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quando un Verde va a caccia di Rom&#8230;.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 09:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Da: http://www.veganzetta.org/?p=292
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Forse qualche animalista avrà notato l’articolo pubblicato sul Manifesto venerdì 6 maggio a firma di Luca Fazio: “Quando un verde va a caccia di Rom”. E gli saranno venuti i capelli dritti. Pare che un certo Stefano Apuzzo, che non conosco, ma che viene descritto come un animalista storico, si sia cimentato su un’iniziativa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=94&subd=antispecismo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da: <a href="http://www.veganzetta.org/?p=292">http://www.veganzetta.org/?p=292</a></p>
<p>@@@@@@@@@@@@@@@@</p>
<p>Forse qualche animalista avrà notato l’articolo pubblicato sul Manifesto venerdì 6 maggio a firma di Luca Fazio: “Quando un verde va a caccia di Rom”. E gli saranno venuti i capelli dritti. Pare che un certo Stefano Apuzzo, che non conosco, ma che viene descritto come un animalista storico, si sia cimentato su un’iniziativa oggi molto alla moda: la cacciata del Rom.<span id="more-94"></span> <a id="more-292"></a>L’articolista fornisce una biografia da brivido di tal signore e descrive come già in precedenza si fosse distinto in una sgradevole presenza ad Opera (“… si era già fatto notare mentre sbraitava contro il celebre campo dato alle fiamme”). Un prologo necessario per introdurre la nuova avventura del Nostro che si sarebbe prodigato nella cacciata di un paio di famiglie rom [notare bene: un paio di famiglie] che sopravviveva sotto un ponte presso Rozzano. Proprio di questo comune, l’Apuzzo ricopre la carica di assessore alla pace. L’articolo trasuda di acrimonia a tutto spiano (“42 anni portati napoletanamente”; “il coraggioso Stefano Apuzzo”; “performer casinista”; “assessore con una lista di deleghe lunga così”; “buttafuori razzista”…) e inizia con un colpo ad effetto:</p>
<p>Gli zingari sono animali. Chissà, forse con questa argomentazione, largamente condivisa dai cittadini italiani, si potrebbe convincere il coraggioso Stefano Apuzzo a recedere dalla sua popolarisssima missione: cacciare gli zingari dalla sua bella cittadina alle porte di Milano.</p>
<p>Un passo pesante, non c’è che dire. Che comunque si supera nelle righe successive quando, descrivendo gli interventi di grande [sic] respiro del personaggio, ricorda il suo impegno per la costituzione dell’Ufficio Diritti Animali e l’enfasi francescana con cui ne ha sottolineato l’importanza per portare a maggior rispetto l’atteggiamento umano verso “i nostri piccoli fratelli”. Così, per il cronista, è facile rilevare l’incongruenza tra l’amore per i cuccioli degli animali e l’insensibilità verso i cuccioli umani di una povera madre, sfrattata dal ponte che le faceva da tetto, che deve allattare “seduta per terra”.</p>
<p>Chissà qual è la corrispondenza tra l’articolo e la realtà. Può darsi che il comune di Rozzano, saldamente in mano alle sinistre più sinistre, abbia tolto quei disgraziati da sotto il ponte per offrire loro un dignitoso appartamento dotato di tutti i confort. Magari il cronista ha annotato la prima fase e non è stato informato della seconda prendendo così una mirabile cantonata. In questo caso l’Apuzzo, verde, ambientalista e financo animalista avrebbe svolto un’azione esemplare. O forse l’articolo nasconde altri elementi che potrebbero porre la storia e il suo protagonista sotto un’altra luce. Ma anche se così fosse rimane un fatto. Di animalisti che rispondono al ritratto disegnato dal giornalista del Manifesto ce ne sono troppi e francamente non piacciono perché il disprezzo per gli umani più deboli lascia intravvedere un animo gretto, squallido e meschino. L’amore sincero per i non umani, quando è accompagnato dal disconoscimento dei diritti dovuti agli umani, per giunta particolarmente perseguitati, pone di fronte a comportamenti distorti incapaci di costruire qualcosa di buono. Poi viene il sospetto che l’amore dichiarato per gli animali altro non sia che una viscida scala a pioli per salire livelli di carriera politica. Infine tali personaggi gettano il discredito sul movimento per i diritti animali il quale, essendo in sintonia con concezioni antirazziste e progressiste, si vede denigrato nei suoi obiettivi consentendo a tipi come l’articolista di ridurlo a fenomeno ridicolo e perfino deteriore.</p>
<p>Purtroppo spesso si è costretti a registrare situazioni equivoche alimentate da più soggetti. Dagli zoofili, che monopolizzano la scena e danno una visione distorta della concezione dei diritti animali. Dagli animalisti radicali, che non sanno prendere con decisione le distanze dai precedenti e presentare le proprie idee con la forza che occorre. Dai giornalisti, che ignorano consapevolmente i pur flebili segnali lanciati da questi ultimi per dare spazio a figure ambigue e costruire un discredito premeditato su tutti coloro che hanno a cuore la questione animale.</p>
<p>Non a caso l’articolo inizia con una frase scritta per scandalizzare ma paradossale nella sua verità. Certo, gli zingari sono animali. Così come è un animale Luca Fazio. Così come sono animali tutti gli appartenenti alla specie Homo Sapiens che hanno calcato la terra da sempre. Certo! gli umani sono animali e la negazione di questa semplicissima verità, costantemente negata, consente loro di perpetrare una brutalità primigenia che si riversa sulla specie intossicandola con tutta la violenza e il sadismo di cui è capace. Unico animale in tutto il globo terraqueo che si macchia di colpe ignote nel resto del “regno”, possiede anche la capacità di “tirarsi fuori” inventando derivazioni divine o coltivando la favola del “culmine evolutivo”.</p>
<p>Asserire con enfasi che gli zingari non sono animali, così come asserire che qualunque gruppo umano non è composto da animali, significa dichiarare sottilmente, quasi in modo impercettibile, che sull’“altro sensibile” può essere concessa qualsiasi violenza. E difatti il giornalismo, mostrandosi alleato di altre potenti lobby, occulta o avalla in modo sistematico i due scandali supremi del nostro tempo: la ricerca scientifica sui sensibili e l’allevamento intensivo. La scoperta tardiva che la violenza originaria sugli animali è la madre di tutte le violenze succedutesi nella storia sarà l’unica capace di far arretrare l’umanità dall’abisso verso cui si sta incamminando.</p>
<p><em>Aldo Sottofattori</em></p>
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		<title>Da Veganzetta: edizione speciale per il Veganch&#8217;io</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/05/19/da-veganzetta-edizione-speciale-per-il-veganchio/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 15:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
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Dalla Redazione della Veganzetta:
Download edizione speciale: http://www.veganzetta.org/?page_id=14
Questo numero della Veganzetta è un’uscita speciale dedicata alla manifestazione “VEGANCH’io” (Info: http://www.veganchio.org) che abbiamo scelto di pubblicare per dare una prima prova della nostra volontà di contribuire a dare voce alle energie, alla creatività, al dinamismo ed alle iniziative di coloro che come noi si riconoscono nel veganismo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=93&subd=antispecismo&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><em>Dalla Redazione della Veganzetta:</em></p>
<p><strong>Download edizione speciale:</strong> <a href="http://www.veganzetta.org/?page_id=14">http://www.veganzetta.org/?page_id=14</a></p>
<p>Questo numero della Veganzetta è un’uscita speciale dedicata alla manifestazione “VEGANCH’io” (Info: <a href="http://www.veganzetta.org/?page_id=14">http://www.veganchio.org</a>) che abbiamo scelto di pubblicare per dare una prima prova della nostra volontà di contribuire a dare voce alle energie, alla creatività, al dinamismo ed alle iniziative di coloro che come noi si riconoscono nel veganismo etico e che comunque sperano (e lavorano) per un futuro in cui lo sfruttamento di tutti gli Animali (Umani compresi) abbia a cessare totalmente e venga riconosciuta la intrinseca dignità di ogni individuo Animale.<br />
<a id="more-281"></a>Per chiarezza verso il Lettore specifichiamo qui che la Veganzetta non è l’”organo ufficiale” di alcun movimento o associazione ma il frutto del lavoro e del confronto di idee interno alla Redazione che è e rimane indipendente. La decisione di questo numero speciale dedicato al VEGANCH’io nasce appunto da tale nostra volontà sopra espressa di far si che la Veganzetta sia uno spazio aperto (nei limiti ovviamente delle nostre scelte redazionali ed editoriali: ognuno è libero di pubblicare il suo pensiero in autonomia in altre sedi, la Veganzetta è solo una voce tra le tante, con la sua particolare “timbrica”) e dal fatto che lo spirito con cui viene organizzato questo importante incontro è molto vicino a quello che ci spinge a lavorare per la Veganzetta: è la volontà di confronto, di dialogo e di apertura, ma nel contempo la salda intenzione di non rinunciare mai ai principi morali fondamentali che ci hanno spinto ad intraprendere il difficile ma esaltante cammino del veganismo antispecista.</p>
<p>Il nostro piccolo contributo ad un evento di cui si sentiva il bisogno, per tutti coloro che da antispecisti si confrontano quotidianamente con la dura realtà della nostra società prevaricatrice e spietata con i più deboli, per tutti coloro che si stanno avvicinando alla filosofia antispecista e per coloro che ne sono totalmente digiuni, ma che intendono conoscere questa nuova realtà che sta crescendo significativamente anche nel nostro paese. La Veganzetta avrà un piccolo spazio pubblico alla manifestazione durante il quale vi racconteremo il nostro primo anno di vita. Vi aspettiamo.</p>
<p><em>La Redazione</em></p>
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		<item>
		<title>VEGANCH&#8217;io 2008</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/05/17/veganchio-2008/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 15:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Veganismo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Segnaliamo un evento importantissimo che si terrà alle porte di Milano (Brugherio) il 23, 24 e 25 maggio 2008.
Per maggiorni informazioni visitare la pagina EVENTI:
http://antispecismo.wordpress.com/incontri-antispecisti/
Si invitano tutte e tutti a partecipare alla manifestazione!
Chi fosse interessato ad un contatto diretto per eventuali confronti sul Manifesto Antispecista, è pregato di scrivere al sito: http://antispecismo.wordpress.com/contatti/
     [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=84&subd=antispecismo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img style="border-width:0;" src="http://www.veganchio.org/img/banner-2008.gif" alt="VEGANCHIO'IO 2008" width="468" height="60" /></p>
<p>Segnaliamo un evento importantissimo che si terrà alle porte di Milano (Brugherio) il 23, 24 e 25 maggio 2008.<br />
Per maggiorni informazioni visitare la pagina EVENTI:<br />
<a href="http://antispecismo.wordpress.com/incontri-antispecisti/">http://antispecismo.wordpress.com/incontri-antispecisti/</a></p>
<p>Si invitano tutte e tutti a partecipare alla manifestazione!<br />
Chi fosse interessato ad un contatto diretto per eventuali confronti sul Manifesto Antispecista, è pregato di scrivere al sito: <a href="http://antispecismo.wordpress.com/contatti/">http://antispecismo.wordpress.com/contatti/</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/antispecismo.wordpress.com/84/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/antispecismo.wordpress.com/84/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/antispecismo.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/antispecismo.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/antispecismo.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/antispecismo.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/antispecismo.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/antispecismo.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/antispecismo.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/antispecismo.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/antispecismo.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/antispecismo.wordpress.com/84/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=84&subd=antispecismo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">VEGANCHIO'IO 2008</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Resoconto incontro Azioni e Parole</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/05/02/resoconto-incontro-azioni-e-parole/</link>
		<comments>http://antispecismo.wordpress.com/2008/05/02/resoconto-incontro-azioni-e-parole/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 21:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[

Milano / Magnago 24-25-26-27 aprile ‘08

incontro ‘AZIONI e PAROLE’

Documenti relativi alle discussioni svoltesi durante l&#8217;incontro:
Relatore e autore: A. Sottofattori: La visione politica dell&#8217;antispecismo
http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/la-visione-politica-dellantispecismo.doc

Relatore: M. Maurizi &#8211; Autori e partecipanti: Crovesio, Doniselli, Filippi, Fragano, Galbiati, Maurizi, Sottofattori, Terrile: Lo Specismo
http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/specismo_31.doc

Relatore: A. Fragano -  Autori vari: IL Metodo del Consenso (documenti esterni)
http://antispecismo.wordpress.com/2008/01/11/il-metodo-del-consenso/
************************
COMMENTI E DOCUMENTI POST-INCONTRO
A. Sottofattori: Per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=78&subd=antispecismo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/4giorni-04-2008.jpg" alt="" /><br />
<em><br />
Milano / Magnago 24-25-26-27 aprile ‘08</em><br />
<strong><br />
<span style="color:#008000;">incontro ‘AZIONI e PAROLE’</span></strong><br />
<strong><br />
Documenti relativi alle discussioni svoltesi durante l&#8217;incontro:</strong><br />
<em>Relatore e autore: A. Sottofattori:</em> <strong>La visione politica dell&#8217;antispecismo<br />
</strong><a href="http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/la-visione-politica-dellantispecismo.doc">http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/la-visione-politica-dellantispecismo.doc</a><br />
<em><br />
Relatore: M. Maurizi &#8211; Autori e partecipanti: Crovesio, Doniselli, Filippi, Fragano, Galbiati, Maurizi, Sottofattori, Terrile:</em> <strong>Lo Specismo</strong><br />
<a href="http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/specismo_31.doc">http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/specismo_31.doc</a><br />
<em><br />
Relatore: A. Fragano -  Autori vari:</em> <strong>IL Metodo del Consenso</strong> (documenti esterni)<br />
<a href="http://antispecismo.wordpress.com/2008/01/11/il-metodo-del-consenso/">http://antispecismo.wordpress.com/2008/01/11/il-metodo-del-consenso/</a></p>
<p>************************</p>
<p><strong><span style="color:#339966;">COMMENTI E DOCUMENTI POST-INCONTRO</span></strong></p>
<p>A. Sottofattori: <strong>Per una visione politica dell&#8217;antispecismo II</strong><br />
<a href="http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/relazioneconchetta-aldo.doc">http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/relazioneconchetta-aldo.doc</a></p>
<p>Davide: <strong>Resoconto Incontro Azioni e Parole 2008</strong><br />
<a href="http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/resoconto4giorniaprile2008-davide-sito.doc">http://antispecismo.files.wordpress.com/2008/05/resoconto4giorniaprile2008-davide-sito.doc</a></p>
<p>Qualora vi siano altri documenti relativi all&#8217;incontro da divulgare, questo sito sarà lieto di pubblicarli</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/antispecismo.wordpress.com/78/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/antispecismo.wordpress.com/78/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/antispecismo.wordpress.com/78/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/antispecismo.wordpress.com/78/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/antispecismo.wordpress.com/78/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/antispecismo.wordpress.com/78/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/antispecismo.wordpress.com/78/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/antispecismo.wordpress.com/78/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/antispecismo.wordpress.com/78/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/antispecismo.wordpress.com/78/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/antispecismo.wordpress.com/78/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/antispecismo.wordpress.com/78/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=78&subd=antispecismo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		</media:content>

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	</item>
		<item>
		<title>Da Veganzetta n° 2 / anno 2:  Doveri umani o diritti animali?</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/24/da-veganzetta-n%c2%b0-2-anno-2-doveri-umani-o-diritti-animali/</link>
		<comments>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/24/da-veganzetta-n%c2%b0-2-anno-2-doveri-umani-o-diritti-animali/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 20:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Idee e proposte]]></category>
		<category><![CDATA[Stimoli]]></category>

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		<description><![CDATA[La delimitazione della volontà, o ragione pratica, rispetto all'arbitrio consente a Kant di porre in evidenza la specificità dell'etica rispetto al diritto, ossia della legislazione etica rispetto a quella semplicemente giuridica. Mentre la prima fa dell'azione un dovere e del dovere un movente della volontà, tanto che per poter parlare di eticità si deve sempre partire dall'idea del dovere, la seconda ammette altri moventi per le azioni, tra i quali, oltre all'inclinazione e repulsione, anche l'idea di una coazione esterna che unita alla legalità delle azioni, cioè del semplice accordo con le leggi, fondi il diritto in senso stretto. In etica l'uomo è costretto dall'idea del dovere che la ragione assume come massima dell'azione, nell'ambito del diritto vi sono sì doveri ma esterni, poiché non si esige che l'idea di dovere sia motivo determinante soggettivo dell'arbitrio<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=76&subd=antispecismo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;La delimitazione della volontà, o ragione pratica, rispetto all&#8217;arbitrio consente a Kant di porre in evidenza la specificità dell&#8217;etica rispetto al diritto, ossia della legislazione etica rispetto a quella semplicemente giuridica. Mentre la prima fa dell&#8217;azione un dovere e del dovere un movente della volontà, tanto che per poter parlare di eticità si deve sempre partire dall&#8217;idea del dovere, la seconda ammette altri moventi per le azioni, tra i quali, oltre all&#8217;inclinazione e repulsione, anche l&#8217;idea di una coazione esterna che unita alla legalità delle azioni, cioè del semplice accordo con le leggi, fondi il diritto in senso stretto. In etica l&#8217;uomo è costretto dall&#8217;idea del dovere che la ragione assume come massima dell&#8217;azione, nell&#8217;ambito del diritto vi sono sì doveri ma esterni, poiché non si esige che l&#8217;idea di dovere sia motivo determinante soggettivo dell&#8217;arbitrio&#8221; (*).<br />
<span id="more-76"></span><br />
Questo passo offre uno stimolante spunto di riflessione sul concetto di dovere, ed ancor meglio sul concetto di dovere antispecista, da contrapporre (o se si vuole, da confrontare) a quello fino ad oggi discusso di diritti animali. Tale differenziazione può sembrare inconsistente, in realtà la dicotomia è considerevole e non ancora sufficientemente affrontata. Proprio per tale motivo, sarebbe interessante avviare una seria riflessione sull&#8217;opportunità di poter ancora parlare di diritti animali, e non invece della possibilità di cominciare a discutere di doveri umani. La specificità etica del concetto di dovere è di primaria importanza per una filosofia, come quella antispecista, che fa della morale, e delle sue implicazioni etiche, un elemento cardinale. Il continuo interrogarsi sul rapporto Umano-Animale, la volontà di riconoscere agli esclusi (Non-Umani? A-Umani?) una serie di diritti fondamentali di cui giovano gli appartenenti alla nostra specie, implicano l&#8217;allargamento della sfera morale umana agli Animali, o meglio ad una parte di essi. Il problema è che tale esercizio, seppur spinto da sincera volontà di uguaglianza, se posto in atto considerandolo risolto mediante l&#8217;allargamento della cerchia di coloro che godono di determinati diritti, ricade forzatamente in un&#8217;ottica antropocentrica di chi, dall&#8217;alto della propria posizione di dominanza, concede dei diritti sorti da contratti sociali umani ad altri che umani non sono. Conferire diritti a chi è al di fuori di una convenzione sociale specifica, paradossalmente sarebbe arbitrario e specista.</p>
<p>Sorgono infatti spontanee una serie di domande: &#8220;chi siamo noi per concedere diritti agli altri?&#8221;, o meglio &#8220;perché estendere diritti che sussistono nella nostra società a chi non appartiene, o non vuole appartenere, ad essa perché appartiene ad altre società?&#8221;, e ancora &#8220;quanti e quali diritti andrebbero concessi, e perché?&#8221;. Riconoscere un diritto è e rimane una concessione. Nel caso del rapporto Umano-Animale, l&#8217;espansione della sfera di influenza di tale diritto ad altri che ne sono privi, causerebbe probabilmente un nuovo problema: gli Animali a cui fossero riconosciuti dei diritti facenti capo alla società umana, in quanto esterni ad essa, finirebbero paradossalmente per subirli in quanto diretta emanazione della volontà degli Umani. Il diritto stesso, se vogliamo soffermarci a pensarlo in astratto, fonda la sua esistenza sul fatto che sottintende un dovere, e sul fatto che per poter esistere sia rispettato, o meglio, debba essere rispettato. Si potrebbe quindi in linea generale dire che è il diritto che scaturisce dal dovere e non viceversa (**). Seguendo quest&#8217;ottica una società fondata sul diritto, è una società in cui si accetta per convenzione (ma raramente per convinzione) di esigere un diritto nei confronti di altri, ai quali viene imposto un dovere, e viceversa.</p>
<p>In una ipotetica società libera non dovrebbero per assurdo esistere diritti, ma solo doveri morali. Perché vi sia una piena applicazione dei diritti, deve esistere una volontà collettiva che costringa il singolo a rispettare una normativa giuridica imposta a tutti, e questa volontà si identifica con lo stato di diritto, quindi ogni diritto collettivamente riconosciuto diviene di fatto un obbligo, un&#8217;imposizione, e non un dovere morale che il soggetto si sente di applicare. Il concetto di dovere, se fosse solamente di natura morale, sarebbe quindi slegato dall&#8217;idea di legge da rispettare per contratto con la società di cui si fa parte. Ritornando al rapporto Umano-Animale/Umano-Umano in una ipotetica società umana libera, non si dovrebbe quindi ragionare in un&#8217;ottica di diritto imposto come fonte di regola sociale per una corretta convivenza, ma di dovere nei confronti degli altri. Doveri scaturiti direttamente da una morale figlia di una nuova cultura fondata sul rispetto dell&#8217;altro, sul senso di giustizia, sulla solidarietà e sulla libertà. Una società fondata sul dovere morale individuale, inteso come controllo delle proprie esigenze filtrate dall&#8217;etica a-specista che permetterebbe di ponderare le azioni quotidiane dei singoli rendendole le più solidali possibili. Nessuno concederebbe diritti, ma si limiterebbe ad osservare dei doveri morali. L&#8217;allargamento della sfera morale, quindi, sarebbe un processo spontaneo e non imposto, indiretto: un processo naturale. Per poter parlare di eticità bisognerebbe pertanto abbandonare il concetto di diritto, e soprattutto quello di diritto animale.</p>
<p>La speranza è che l&#8217;antispecismo faccia proprio il concetto di dovere morale come espressione di libertà della specie umana, libertà che si otterrebbe nell&#8217;adempimento di obbligazioni morali nei confronti dei nostri simili e di chi non appartiene alla società umana (non vuole, o non può appartenervi) ma che ha parimenti diritto (perché scaturito dal nostro senso di dovere) al rispetto, e a vivere secondo la propria natura. Verrebbe quindi meno l&#8217;esigenza di equiparare gli Animali ai pazienti morali, risulterebbe ininfluente il tentativo di razionalizzare la mente Animale per tentare di fornire una giustificazione morale all&#8217;estensione di privilegi a noi riservati. Ma semplicemente si potrebbero considerare gli Animali (al di fuori dalla visione dell&#8217;Umano che osserva l&#8217;Animale per osservare se stesso) ciò che in realtà sono: PERSONE (***) non appartenenti alla società umana, persone da rispettare. Potrà l&#8217;antispecismo giungere a parlare solo di persone?</p>
<p><em>Adriano Fragano</em></p>
<p>Note:</p>
<p>* Vedasi la recensione di Gianluca Verrucci &#8211; 10/01/2006 su Kant, Immanuel, Primi principi metafisici della dottrina del diritto, a cura di Filippo Gonnelli.<br />
Roma-Bari, Laterza (Classici della filosofia con testo a fronte).</p>
<p>**In riferimento a: Vanda Fiorillo, Autolimitazione razionale e desiderio. Il dovere nei progetti di riorganizzazione politica dell&#8217;illuminismo tedesco, Giappicchelli editore.<br />
&#8220;nel binomio diritto soggettivo-dovere giuridico la priorità logica è data al secondo termine: è il diritto che scaturisce dal dovere e non viceversa&#8221; (p. 36)</p>
<p>***Ci riserviamo di affrontare approfonditamente la tematica in futuro</p>
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		<title>Aggiornamento</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/14/aggiornamento-7/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 13:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sezione “UN MANIFESTO?” è stata aggiornata: http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/
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		<title>Le ideologie del dominio e della sottomissione</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/02/le-ideologie-del-dominio-e-della-sottomissione/</link>
		<comments>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/02/le-ideologie-del-dominio-e-della-sottomissione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 23:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Idee e proposte]]></category>
		<category><![CDATA[Stimoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Si propone di seguito un testo non antispecista, ma davvero interessante e di rara sintesi delle questioni dell&#8217;ideologia del dominio dell&#8217;uomo sulla natura e dell&#8217;ideologia della sottomissione alla prima antitetica.
Il testo offre amplissimi spunti di riflessione che meriterebbero grande attenzione.
Si sottolinea un passo di notevole importanza: &#8220;Al posto della tradizionale contrapposizione tra una ideologia del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=antispecismo.wordpress.com&blog=2402393&post=72&subd=antispecismo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si propone di seguito un testo non antispecista, ma davvero interessante e di rara sintesi delle questioni dell&#8217;ideologia del dominio dell&#8217;uomo sulla natura e dell&#8217;ideologia della sottomissione alla prima antitetica.<br />
Il testo offre amplissimi spunti di riflessione che meriterebbero grande attenzione.<br />
Si sottolinea un passo di notevole importanza: &#8220;<em>Al posto della tradizionale contrapposizione tra una ideologia del dominio e un&#8217;ideologia della sottomissione, abbiamo bisogno che si faccia strada una filosofia del rispetto per la natura. Quest&#8217;ultima filosofia consiste nell&#8217;assunzione di limitazioni volontarie delle nostre capacità di manipolazione e di alterazione</em>&#8220;</p>
<p>Buona lettura</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Tratto da Uomo e natura di Paolo Rossi</strong><br />
<em>NUOVA CIVILTA&#8217; DELLE MACCHINE 1987 N. 3-4 &#8211; Luglio-Dicembre (19-20) </em></p>
<p><strong>Premessa</strong><br />
Termini come uomo e natura, con i quali diamo corpo ad alcune fondamentali idee che orientano la nostra vita, non sono denotativi di oggetti facilmente determinabili o rigorosamente definibili. Quei termini si caricano quasi sempre di significati emotivi. Le visioni generali entro le quali quei termini inevitabilmente si collocano sono attraversate da un pathos metafisico, da tonalità religiose, da motivazioni psicologiche inconscie. Proprio questa indeterminatezza nei significati, questa sorta di alone che le accompagna consente agli storici e agli studiosi della società di collegare la storia delle idee con la storia, assai più ambigua e sfuggente, delle mentalità e dei modi di sentire.<span id="more-72"></span><br />
Parlare degli atteggiamenti dell&#8217;uomo di fronte alla natura implica, per questo, una preliminare rinuncia alla pretesa di una separazione rigida fra il linguaggio impreciso della cultura diffusa e il vocabolario tecnico delle scienze e della filosofia.<br />
Abbiamo la invincibile tendenza a inserire ciò che è nuovo in quadri mentali familiari e codificati. Facciamo anche molta fatica a individuare le novità, a distinguere le molte novità apparenti dalle poche novità reali. I quadri mentali rigidi ci offrono soluzioni facili. Pensando sulla base di dicotomie (magia o scienza, natura o cultura, continuità o discontinuità, uomo o natura) riusciamo a semplificare i problemi. Ma la semplificazione va quasi sempre a scapito della comprensione e ci chiudiamo alle “avventure di idee” e facciamo subentrare l&#8217;intolleranza alla disponibilità e giungiamo ad eliminare la varietà delle voci del presente, a cancellare le molteplici e varie tradizioni che costituiscono il nostro passato. Molte idee suscitano ondate emotive, ci fanno trascorrere dall&#8217;entusiasmo all&#8217;angoscia. E ciò ci rende scarsamente disponibili alle posizioni più fortemente analitiche. E ci sembra irrimediabilmente prosaico e indegno di attenzione ciò che contrasta con tali emozioni.<br />
Ho diviso questa relazione in due parti. Vi parlerò, nella prima, dell&#8217;idea (o, se preferite, dell&#8217;ideologia) del dominio sulla natura; nella seconda, dell&#8217;idea della sottomissione alla natura. Si tratta, in entrambi i casi, di idee molto antiche, che affondano le loro radici nelle origini stesse del pensiero dell&#8217;Occidente che sono state studiate anche facendo riferimento al mondo magico dei primitivi, alla magia, all&#8217;inconscio. La prima ideologia (quella del dominio) coincide, grosso modo, con ciò che è stato chiamato Prometeismo o Faustismo, ha a che fare con la storia dell&#8217;idea di progresso. La seconda ideologia (quella della sottomissione) ha a che fare con una famiglia di atteggiamenti e di dottrine alle quali si fa riferimento con il termine Primitivismo ed ha stretti rapporti con l&#8217;idea di una decadenza e di una corruzione, con l&#8217;idea che sia necessario il ritorno ad una perduta innocenza.<br />
Tenterò di chiarire le caratteristiche essenziali di questi due atteggiamenti, di dire qualcosa sulle loro origini e sulla loro fortuna. Sosterrà la tesi della loro parzialità e della loro insufficienza. Cercherò di mostrare, nelle conclusioni, la necessità di un atteggiamento diverso.</p>
<p><strong>L&#8217;ideologia del dominio</strong><br />
In molti commentari medievali troviamo espressa la tesi che i santi che addomesticano le belve più feroci riaffermano quella sovranità dell&#8217;uomo sull&#8217;universo che è stata incrinata dal peccato originale. A tutti è nota la tesi, largamente diffusa nel pensiero europeo dall&#8217;età dell&#8217;Umanesimo fino a Francesco Bacone, per la quale l&#8217;uomo, che è Signore della Terra, così come Dio è il Signore dell&#8217;Universo, potrà porsi come veramente simile a Dio, come un&#8217;immagine di Dio sulla Terra, attraverso il lavoro, la trasformazione e il dominio della natura.<br />
In quei secoli, come è stato detto più volte, l&#8217;idea del dominio, del “Signore del mondo”, del creatore viene trasferita da un contesto religioso ad un contesto che la associa con la scienza. In questo processo di secolarizzazione si mantiene viva e acquista rilievo anche l&#8217;idea di un Paradiso nuovamente realizzabile sulla Terra. Una volta conquistato il dominio sulla natura, la specie potrebbe soddisfare tutti i suoi bisogni, sarebbe libera da conflitti, tensioni, insoddisfazioni.<br />
E’ indubbio che agli inizi dell&#8217;età moderna, l&#8217;impresa umana volta a controllare la natura si configurò con le caratteristiche del dominio e l&#8217;idea del dominio venne attinta alla tradizione magico-alchimistica. L&#8217;uso di espressioni come “padrone e quasi possessore della natura” (che è di Cartesio), “dare la caccia”, “soggiogare”, “vincere, scuotere e sottomettere la natura” (che sono di Francesco Bacone); l&#8217;idea che il conoscere sia un fare e un costruire (come pensavano Hobbes e Gassendi) lasciano trasparire una sorta di aggressività (a volte non priva di connotazioni sessuali) verso la Natura “femmina”.<br />
L&#8217;ambiguità del tema del dominio è stata sottolinea già innumerevoli volte. La ripresa del mito di Faust (da Marlowe fino a Goethe) si svolge negli stessi secoli in cui rinasce (da Bovillus fino a Shelley) il mito di Prometeo eroico. Per aver rapito il fuoco agli dei, Prometeo viene condannato per l&#8217;eternità. In vista del dominio, Faust vende la sua anima al diavolo. Scienza, tecnica, dominio sulle cose non suscitano solo entusiasmi. Generano, fino dal mondo antico e fino al nostro tempo, oscuri sentimenti di colpa. Fanno riemergere l&#8217;antico tema della tentazione esercitata dal Serpente, di un patto con il Demonio che sarebbe alla fonte del nostro sapere e del nostro potere.<br />
A proposito dell&#8217;idea di progresso, la prima cosa da chiarire è che ciò che si è soliti chiamare fede nel progresso non è un prodotto della Rivoluzione Scientifica, ma della cultura tardo illuministica, romantica e positivistica. Quella fede, nelle forme in cui la conosciamo ancora oggi, è un&#8217;ideologia recente. La cultura del tardo Settecento e dell&#8217;età del positivismo<br />
1) tende a concepire il progresso come una legge della storia (in Condorcet, Turgot, Saint-Simon, Comte);<br />
2) tende a identificare la crescita della scienza con il progresso morale e politico e a far dipendere quest&#8217;ultimo da quella crescita;<br />
3) tende infine a vedere nella “lotta” la capacità di provocare illimitati miglioramenti e tende a interpretarla come elemento costitutivo del progresso (Spencer, darwinismo sociale). Questa idea di progresso non pone limiti alle speranze dell&#8217;uomo, identifica il progresso con un processo necessario, concepisce gli ostacoli come provvisori e superabili, vede nella scienza e nella tecnica solo dei docili strumenti.<br />
Quest&#8217;idea è ottocentesca, appartiene irrimediabilmente al passato, è espressione di un mondo che non è più il nostro. In quel mondo &#8211; a esso apparteneva cronologicamente e anche culturalmente Carlo Marx &#8211; il successo appariva fondato sulle illimitate capacità creative dell&#8217;uomo; l&#8217;idea della lotta e della conquista si associava al culto per l&#8217;homo faber, capace di addomesticare la natura e di civilizzare i popoli barbari; il senso dell&#8217;avventura nel grande gioco della società e nella grande competizione fra uomo e natura si accompagnava alla fede nella perennità e nella continuità del regnum hominis. La realtà appariva tutta e sempre controllabile attraverso una serie di scelte responsabili, illuminate e costruttive. La natura si configurava come un&#8217;entità integralmente dominabile e sfruttabile all&#8217;infinito. In innumerevoli scienziati e filosofi e intellettuali era presente la convinzione di vivere (in quanto eredi dell&#8217;Umanesimo e della Nuova Scienza) al centro della storia del mondo, di incarnare i valori universali presenti nella storia, di essere portatori di modelli di vita universalmente imitabili.<br />
La crisi dell&#8217;idea di progresso, la identificazione di quell&#8217;idea con un mito ottocentesco, nacquero in un clima di angoscia profonda, di ansia e di pessimismo sul destino dell&#8217;Occidente. Quella crisi, come è noto, è legata alle prospettive della cultura europea del secondo e del terzo decennio del Novecento, al senso dell&#8217;”inutile massacro” della prima guerra mondiale, alla grande crisi degli anni &#8216;30. La guerra e la crisi hanno distrutto il mondo della sicurezza; la Scienza, il Progresso, l&#8217;Europa non appaiono più al centro della storia umana; la storia appare priva di tendenze, di prospettive, di direzioni; la realtà si configura come un&#8217;impari lotta fra l&#8217;individuo e le forze cieche e incontrollabili che operano nella storia; la società appare una macchina devastatrice della natura autentica dell&#8217;uomo. Nel Tramonto dell&#8217;occidente (1918), le civiltà che si susseguono nel tempo appaiono a Spengler come organismi autonomi e fra loro incommensurabili che nascono e muoiono, come i fiori, secondo il disegno del destino. La civiltà occidentale è al tramonto, sta compiendo il suo ciclo e si avvia al disfacimento.<br />
Non è certo possibile cercare di determinare qui in che modo e per quali vie all&#8217;immagine ottocentesca del progresso si siano sostituiti &#8211; nel corso di una grande crisi nella quale continuiamo a vivere &#8211; le visioni apocalittiche di una natura non controllabile, le affermazioni sulla inevitabile fine della civiltà, i discorsi sulla superiorità dell&#8217;elemento ludico rispetto a quello costruttivo, gli appelli alla natura come riconquista di un perduto tempo interiore. Quello che è certo è che dal provvidenzialismo della seconda metà dell&#8217;Ottocento si è trapassati allo sgomento di fronte a un mondo non controllabile. I temi presenti nella cultura europea al termine della prima guerra mondiale ritornano quasi ossessivamente nella cultura del Novecento: la servitù dell&#8217;uomo, la dissacrazione della persona, la responsabilità delle macchine, la violazione empia della Natura. Il rifiuto della mitologia del progresso diventa rifiuto della modernità. Ciò che è moderno non sembra più coincidere con ciò che è umano. Tutta la modernità si configura come il mondo dell&#8217;alienazione e di una nuova barbarie. Alla metà degli Anni Trenta, H. D. Lawrence aveva scritto: “Non mi importerebbe niente che i bolscevichi facessero saltare in aria una metà del mondo e i capitalisti l&#8217;altra metà per far loro dispetto purché lasciassero a noi due un cunicolo da conigli a testa, dove potessimo scivolare e incontrarci sottoterra, come i conigli”.</p>
<p><strong>L&#8217;ideologia della sottomissione</strong><br />
Il puro e semplice rovesciamento del fiducioso ottimismo in una visione apocalittica della storia non è affatto, di per sé, un fatto positivo. Per rimanere nell&#8217;ambito del nostro tema: l&#8217;idea che la natura sia sfruttabile all&#8217;infinito e che sia lecito un dominio incontrollato dell&#8217;uomo su di essa dà luogo, quando si rovescia nel suo contrario, alla convinzione che la natura sia per essenza buona e che l&#8217;uomo sia un rapinatore di ricchezze, un malvagio violentatore della natura indifesa.<br />
Alla violenza esercitata dall&#8217;uomo viene spesso contrapposta l&#8217;immagine di una natura armoniosa come sistema capace di autoequilibrio e autoregolazione. Mi è accaduto di leggere su un giornale “progressista” che la natura, prima dell&#8217;avvento della medicina moderna, fu in grado di mantenere “un equilibrio millenario nella popolazione terrestre”. Come fu giustamente ricordato all&#8217;autore di questa affermazione, il mantenimento di quell&#8217;equilibrio implicava una durata media della vita che oscillava (nella Parigi della metà del Settecento), intorno ai venticinque anni e implicava anche la distruzione (attraverso periodiche epidemie) di qualcosa come un quarto dell&#8217;intera popolazione dell&#8217;Europa. Nell&#8217;autoequilibrio della natura (che si realizza attraverso la riproduzione, l&#8217;interazione con l&#8217;ambiente, l&#8217;adattamento, l&#8217;evoluzione) la cosiddetta selezione naturale occupa un posto molto importante. In natura è continuamente all&#8217;opera una sorta di setaccio che elimina le casuali mutazioni pregiudizievoli al mantenimento della specie.<br />
Quell&#8217;autoequilibrio implica, in primo luogo, l&#8217;eliminazione degli individui meno adatti a sopravvivere in un determinato ambiente nonché l&#8217;eliminazione e l&#8217;estinzione di molte specie viventi. Le variazioni che sono frutto del caso (ha scritto Francois Jacob ne La logica del vivente) “vengono orientate nella direzione che loro impone il vaglio spietato della selezione naturale”. Quest&#8217;ultima “rappresenta un fattore di regolazione che conserva l&#8217;armonia del sistema”. Come sapeva Darwin, la natura appare una madre assai generosa nel distribuire la vita, ma assai avara nel fornire agli esseri viventi i mezzi per mantenerla.<br />
La specie umana non lascia che la selezione naturale agisca in ogni caso come un setaccio e non accetta sempre quel “vaglio spietato” di cui parlava Jacob. Cerca di porre dei limiti alla spontaneità della selezione naturale e pone a essa una serie di ostacoli: per esempio, le vaccinazioni, la camera di rianimazione, gli antibiotici, il cortisone, la medicina preventiva. Gli uomini si uccidono frequentemente fra loro (e hanno in questo un primato fra le specie animali), ma si ostinano anche spesso a salvare gli individui deboli o che non si adattano spontaneamente all&#8217;ambiente. Ciò avviene, in molti casi, attraverso la creazione di un ambiente artificiale che sostituisce l&#8217;ambiente naturale: per esempio, un&#8217;incubatrice per neonati.<br />
Gli uomini vivono in ambienti artificiali, imbevuti di tecnica, talvolta avvelenati dai prodotti della tecnologia. Ma è proprio la sostituzione dell&#8217;artificiale al naturale che consente una parziale violazione delle leggi della natura. Si garantisce in questo modo la sopravvivenza della specie umana? Oppure, come già Darwin si chiedeva, questi ostacoli posti alla natura si risolveranno in fattori di degenerazione per la specie umana? Non esiste certo la garanzia di una risposta negativa a questa domanda. Ma la domanda vera è piuttosto un&#8217;altra: una volta che ci si è incamminati sulla via del controllo della natura, del rifiuto della sua “spontaneità”, è concepibile un ritorno a quella spontaneità?<br />
Il sistema fondato sulla coppia predatore-preda è un sistema perfettamente autoequilibrato. L&#8217;uomo ha scelto di uscire (o cerca di uscire) da questo tipo di equilibrio e ha inventato un tipo di “trasmissione di eredità” che non avviene per via genetica. La cultura è fondata sull&#8217;apprendimento e sulla trasmissione, da una generazione all&#8217;altra, di caratteri acquisiti. Come ha scritto Peter B. Medawar, l&#8217;evoluzione culturale differisce da quella genetica per tre fondamentali caratteristiche: non è mediata da agenti genetici; è reversibile, nel senso che tutto ciò che è stato guadagnato può andare perduto; è di tipo non darwiniano, ma lamarckiano, nel senso che le abilità o capacità o conoscenze acquisite nel corso della sua vita da un padre possono essere trasmesse a un figlio. Ma abilità e capacità e conoscenze, com&#8217;è noto, possono essere trasmesse anche a individui appartenenti alla stessa generazione e non è necessario aspettare una generazione nuova perché la trasmissione possa avvenire. L&#8217;evoluzione biologica è lentissima, quella culturale può essere rapidissima ed è stata paragonata a un&#8217;infezione o a un&#8217;epidemia che si trasmette, più o meno velocemente, da un individuo all&#8217;altro.<br />
La via rappresentata dalla cultura, dalla scelta dell&#8217;artificialità è, per definizione, rischiosa. C&#8217;è chi ha parlato di una evoluzione esosomatica, che avviene cioè al di fuori del corpo dell&#8217;uomo: anche gli animali si costruiscono nidi e tane, ma senza introdurre miglioramenti rilevanti nelle loro costruzioni; l&#8217;uomo costruisce telescopi, microscopi, turbine, calcolatori, camere di rianimazione, centrali nucleari, missili intercontinentali e in tali costruzioni avvengono miglioramenti rilevanti. Questa evoluzione non è non può essere, come quella naturale, autocontrollata: qui il controllo non può essere che umano.<br />
Nella cultura del nostro tempo riemerge con forza il tema della condanna dell&#8217;impresa umana di controllo della natura come impresa empia. Attraverso quella condanna si apre spazio all&#8217;esaltazione del primitivo, all&#8217;idea di una natura in sé benefica, all&#8217;idea di una civiltà malefica in quanto antinatura, all&#8217;idea che il remoto passato della storia sia stato popolato dai selvaggi innocenti di Rousseau, invece che dai bestioni “tutto stupore e ferocia” di Vico. Si esprime da più parti una sorta di nostalgia per l&#8217;ipotetica vita felice di uomini che nella realtà vivono molto duramente, soffrono molto, muoiono molto giovani e vedono morire molti dei loro figli.<br />
Alle origini della storia umana, come scriveva Hobbes, “domina un continuo timore e il pericolo di una morte violenta e la vita dell&#8217;uomo è solitaria, povera, lurida, brutale e corta”. I miti del primitivismo non tengono conto delle sofferenze che costa la lotta per la sopravvivenza in una natura ostile, non tengono conto che anche in comunità di tipo agricolo, che si sono volontariamente isolate dalla civiltà in nome di un rifiuto della medesima, possono avvenire, come di recente é avvenuto, spaventose tragedie e manifestarsi forme terribili di autodistruzione.<br />
L&#8217;idea che l&#8217;uomo possa reimmergersi nella Natura, come regredendo nel grembo di una madre benefica, possa rinunciare al controllo dell&#8217;ambiente, recuperando una perduta innocenza, è un&#8217;antica e ben radicata illusione. Ma l&#8217;idea che l&#8217;uomo, spinto dai suoi rimorsi, possa cancellare sé stesso dalla natura è anche un&#8217;idea assurda e pericolosa. L&#8217;esistenza di un rapporto antagonistico con la natura non è una malvagia invenzione umana, ma la condizione dell&#8217;esistenza stessa di ogni specie vivente. Ogni individuo fa il suo ingresso nella natura come un essere debole e indifeso e questo vale per l&#8217;uomo (che, come tutti sanno, ha un&#8217;infanzia assai più lunga di quella degli altri animali) più che per qualunque altra specie animale.<br />
Il fatto che scienza e tecnologia abbiano reso possibile cose che sembravano incubi, non implica affatto che l&#8217;impresa del controllo umano sulla natura sia interpretabile come un patto con il demonio.</p>
<p><strong>L&#8217;idea del rispetto per la natura</strong><br />
La scelta non revocabile dell&#8217;artificialità e della cultura che è stata compiuta dalla specie umana si presenta con alcune caratteristiche che tenterà di trasformare in un breve elenco, anche se so bene che si tratta di un&#8217;impresa quasi disperata.<br />
In primo luogo quella scelta è, per definizione, rischiosa. In secondo luogo essa ha dato luogo a un tipo di crescita che (a differenza dell&#8217;evoluzione biologica) non è autoregolata e richiede la presenza di un controllo umano. E si possono aggiungere, relativamente a quest&#8217;ultimo punto, altre quattro considerazioni: 1) che questo controllo è molto difficile da esercitare (tanto da darci a volte la disperante sensazione della sua inattuabilità); 2) che ogni forma di controllo presuppone un accordo su chi (e in quali forme) esercita il controllo; 3) che la complessità delle forme dell&#8217;esercizio del controllo cresce insieme alla crescita della tecnologia; 4) che, data la insufficienza delle nostre conoscenze sui legami fra tecnologia e società, abbiamo bisogno di sviluppare (come afferma D. Colligridge) una “teoria delle decisioni in condizioni di ignoranza”, che non si limiti a studiare perché le decisioni sono state prese, ma esamini come dovrebbero essere prese per essere flessibili, correggibili, revocabili.<br />
Io sono sostanzialmente d&#8217;accordo con una tesi sostenuta da William Leiss. Anche su questo terreno abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo e dobbiamo, in nome di questa esigenza, abbandonare le due tradizionali filosofie che hanno fatto da sfondo l&#8217;una all&#8217;entusiasmo irresponsabile degli scientisti, l&#8217;altra al millenarismo sprovveduto dei primitivisti. Al posto della tradizionale contrapposizione tra una ideologia del dominio e un&#8217;ideologia della sottomissione, abbiamo bisogno che si faccia strada una filosofia del rispetto per la natura. Quest&#8217;ultima filosofia consiste nell&#8217;assunzione di limitazioni volontarie delle nostre capacità di manipolazione e di alterazione. A causa delle conquiste della scienza e della tecnica, per la prima volta da quando abbiamo iniziato ad abitare la Terra, siamo divenuti responsabili del destino della Terra e degli esseri che la abitano.<br />
L&#8217;idea del rispetto si differenzia dall&#8217;ideologia del dominio, perché implica la piena consapevolezza di questa responsabilità e perché assume, su questa base, il progetto di una consapevole autolimitazione. Si differenzia dall&#8217;ideologia della sottomissione perché è fondata sulla utilizzazione della scienza moderna e non sul suo rifiuto.<br />
Una filosofia del rispetto per la natura può nascere solo sulle ceneri dell&#8217;idea dell&#8217;incontrollato e selvaggio dominio sulla natura e sulle ceneri di una cieca e utopistica sottomissione dell&#8217;uomo alla natura. La prima rischia di cancellare la natura (e con essa, ovviamente, anche l&#8217;uomo). La seconda è fondata su un rifiuto della presenza dell&#8217;uomo, su una sorta di senso di colpa per questa presenza e rischia di renderci impotenti. Entrambe queste filosofie tendono a distruggere, di là da tutte le loro buone intenzioni, la nostra possibilità di abitare la Terra. L&#8217;ideologia dell&#8217;incontrollato dominio può trasformare l&#8217;uomo in un sovrano, assiso su un mucchio di macerie in attesa di una tragica soluzione finale. La seconda può togliere all&#8217;uomo ciò che lo fa umano: la sua “emersione” dal mondo animale attraverso la costruzione di arnesi, del linguaggio, di complicate forme artificiali di vita associata.<br />
Questa nuova filosofia deve compiere due rinunce. Deve far sì che l&#8217;uomo riesca ad abbandonare, insieme e contemporaneamente, il sadismo dello sfruttatore e il masochismo del rinunciatario.<br />
Non si tratta di una facile impresa. Tali rinunce non implicano solo la revisione o l&#8217;abbandono di antiche e radicate ideologie e tradizioni di pensiero; esse comportano gravi disagi, suscitano resistenze notevoli, inducono alla messa in opera di potenti meccanismi di difesa. In primo luogo, perché, come sanno molto bene tutti gli studiosi della psiche, sadismo e masochismo costituiscono un intreccio non facilmente districabile. In secondo luogo, perché le due posizioni del dominio e della sottomissione rinviano continuamente e alternativamente l&#8217;una all&#8217;altra, sono l&#8217;una come lo specchio dell&#8217;altra e danno luogo a una sorta di moto pendolare delle idee, ad un alternarsi di ottimismo e di angoscia, di speranze e di paura. In terzo luogo, perché è facile che nella contrapposizione violenta fra le posizioni tradizionali trovino ascolto più le grida incomposte che i pacati ragionamenti, più le reciproche accuse di malafede che le analisi corrette. In quarto luogo, infine, perché questo tipo di contrapposizioni spinge molti a saltare, con poche e confuse idee, sul carro del vincitore del momento.<br />
Non credo sia il caso di farsi illusioni. Credo che una larga parte della nozione comune o corrente di natura sia ancora oggi, come era alle origini, il risultato di proiezioni antropomorfe, sia intessuta di miti, sia legata a istinti e impulsi non razionali. La natura continuerà di volta in volta ad apparirci come una benefica forza creatrice, come un&#8217;invenzione continua di forme e, insieme, come una forza capace di produrre il male, priva di pietà, capace di suscitare i demoni della distruzione. E’ molto probabile che nessuna filosofia possa sradicare dalla nostra mente quella antica e profonda ambivalenza che trovò espressione altissima nel grande poema di Lucrezio, che inizia non per caso con un inno a Venere genitrice e termina con un orrido quadro di desolazione e di morte.<br />
E tuttavia, anche se sappiamo che non tutti gli idola sono sradicabili dalla mente, anche se viviamo in un&#8217;epoca insieme ricca di grandi conquiste e di grandi tragedie, dobbiamo continuare a credere che sia nostro compito non far tacere mai la fioca voce dell&#8217;intelletto. Come scrisse nel 1927 l&#8217;autore del Disagio della civiltà, bisogna che quella voce non taccia finché non avrà trovato ascolto.<br />
Anche dal punto di vista morale l&#8217;idea di una filosofia del rispetto per la natura, che nasca dall&#8217;abbandono sia dell&#8217;idea del dominio sia dell&#8217;idea di sottomissione, continua ad apparirmi (anche in mezzo alle grida, un po&#8217; incomposte dei sostenitori delle vecchie dicotomie) un&#8217;idea non disprezzabile. Perché ciascuno di noi non amerebbe sentirsi definire né un negriero né uno schiavo, né un profanatore né un immaturo bambino desideroso di protezione.</p>
<p><em>Adattamento on line a cura di: Felice Palmeri (Centro D.I.E.A.) </em></p>
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		<title>Aggiornamento</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 09:45:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si comunica che per contattare gli organizzatori dell&#8217;Incontro su antispecismo e liberazione animale che si terrà il 24, 25, 26 e 27 aprile 2008 vicino Milano, è necessario scrivere al nuovo indirizzo di e-mail: azionieparole08@libero.it
&#8212;&#8212;&#8211;
Info su Incontro: http://antispecismo.wordpress.com/incontri-antispecisti/
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