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	<title>Commenti per Manifesto Antispecista</title>
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	<link>http://antispecismo.wordpress.com</link>
	<description>teoria, strategia, etica ed utopia per una nuova società libera</description>
	<lastBuildDate>Tue, 08 Sep 2009 19:39:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su La cassetta degli attrezzi di Cereal Killer</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/01/23/la-cassetta-degli-attrezzi/#comment-183</link>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 19:39:58 +0000</pubDate>
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		<description>Si comunica che è stata pubblicata la QUINTA revisione de La Cassetta degli Attrezzi.
Vi sono state alcune modifiche ai testi preesistenti e l&#039;aggiunta del concetto di SOBRIETA&#039; come stile di vita</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si comunica che è stata pubblicata la QUINTA revisione de La Cassetta degli Attrezzi.<br />
Vi sono state alcune modifiche ai testi preesistenti e l&#8217;aggiunta del concetto di SOBRIETA&#8217; come stile di vita</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Quando un Verde va a caccia di Rom&#8230;. di MARIO RIGHI</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/06/09/quando-un-verde-va-a-caccia-di-rom/#comment-177</link>
		<dc:creator>MARIO RIGHI</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2009 21:43:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/?p=94#comment-177</guid>
		<description>Stefano Apuzzo
non credo assolutamente che lo Stefano, che conosco da ragazzino, sia in qualche maniera coinvolto in una cosa odiosa e razzista, l&#039;ho visto rischiare la pelle parecchie volte per le sue azioni e lo ricordo come una persona decente e sincera. 
questa storia che mi è venuta all&#039;orecchio sarà il solito equivoco o peggio un passaparola denigratorio dei bastardi veri che sono da ricercarsi tra i delinquenti razzisti e fascisti emergenti in questi tempi squallidi.
dignità per i rom, viva il popolo rom
mario righi

mi credi propi per debun che&#039;l Steven che cunjuçi de quan che l&#039;era un bagajin, el sia na quej manera cjapaa in de n&#039;història tan balòsa e raçista, el g&#039;huu l&#039;huu veduu&quot; ris&#039;cjaa la vitta tanti voeult per ij so açijun e l&#039;e restaa senper me n&#039;hon sinçer e &#039;n bunhom
st&#039;històrija l&#039;e rivada aj me urecj e pensi al solet erur u pu&quot;see pecj, mè un pasaparòla denigratori faa suu&quot; dij balabijòt sasin e raçista e de part dij fasista che venjen foeura in stij tenp del lela.
dinjitaa per ij rom, viva el popul dij rom
el marju</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stefano Apuzzo<br />
non credo assolutamente che lo Stefano, che conosco da ragazzino, sia in qualche maniera coinvolto in una cosa odiosa e razzista, l&#8217;ho visto rischiare la pelle parecchie volte per le sue azioni e lo ricordo come una persona decente e sincera.<br />
questa storia che mi è venuta all&#8217;orecchio sarà il solito equivoco o peggio un passaparola denigratorio dei bastardi veri che sono da ricercarsi tra i delinquenti razzisti e fascisti emergenti in questi tempi squallidi.<br />
dignità per i rom, viva il popolo rom<br />
mario righi</p>
<p>mi credi propi per debun che&#8217;l Steven che cunjuçi de quan che l&#8217;era un bagajin, el sia na quej manera cjapaa in de n&#8217;història tan balòsa e raçista, el g&#8217;huu l&#8217;huu veduu&#8221; ris&#8217;cjaa la vitta tanti voeult per ij so açijun e l&#8217;e restaa senper me n&#8217;hon sinçer e &#8216;n bunhom<br />
st&#8217;històrija l&#8217;e rivada aj me urecj e pensi al solet erur u pu&#8221;see pecj, mè un pasaparòla denigratori faa suu&#8221; dij balabijòt sasin e raçista e de part dij fasista che venjen foeura in stij tenp del lela.<br />
dinjitaa per ij rom, viva el popul dij rom<br />
el marju</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Le ideologie del dominio e della sottomissione di Silvia Ferbri</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/02/le-ideologie-del-dominio-e-della-sottomissione/#comment-166</link>
		<dc:creator>Silvia Ferbri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 10:48:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/?p=72#comment-166</guid>
		<description>Cara Eva, avevo scritto un commento alla tua risposta qualche giorno fa ma non lo vedo ancora pubblicato..... forse in breve lo sarà (?), per cui ora non sto a ripetere quanto avevo già detto (spiegavo le problematiche legate a mio avviso al concetto di &quot;natura&quot;, agli &quot;interessi&quot; della &quot;natura&quot;, non sempre apparentemente coincidenti con gli interessi dei singoli, dei vari esseri viventi...., le problematiche inerenti al &quot;dominio&quot;, citavo L&#039;ecologia della libertà di Bookchin, spiegavo quindi poi cosa intendevo con &quot;produttività&quot; della &quot;natura&quot;, cosa dovremmo fare per non danneggiare la vita, la fertilità ecc, insomma, nessun egoismo, nessuna &quot;produttività&quot; in più per noi ecc.ecc.... forse non mi ero espressa bene la prima volta, spero che il mio secondo commento venga prima o dopo pubblicato... e poi dicevo qualcosa sul discorso &quot;ideologie&quot;...). Ora vorrei solo concentrarmi ancora una volta sulle &quot;ideologie&quot;, perché, al di là dei limiti e delle ambiguità delle parole, che spesso mutano in parte il loro significato originario e il loro senso, e sono figlie comunque della loro storia, le &quot;ideologie&quot; come le abbiamo conosciute tendono ad essere pericolose, a volersi imporre con la forza, a mettere barriere, a ispirarsi a &quot;padri fondatori&quot;, a fare programmi a breve o lungo termine, a distinguere tra mezzi e fini, a entrare in &quot;politica&quot; ecc, non sono insomma immuni da derive autoritarie quando non totalitarie, mentre diversa è un&#039;&quot;idea&quot;, un sentire, un&#039;idea forte ma che non vuole imporsi con la forza, un&#039;idea che sa ascoltare e crescere, confrontarsi, continuare ad apprendere, un&#039;idea insomma come la &quot;libertà&quot;, che non ha padri fondatori ma solo liberi pensatori e liberi praticanti, che è sempre in cammino.... Le idee &quot;chiare&quot; sono belle e giuste, quelle &quot;ferme&quot; un po&#039; meno, credo, per ciò che dicevo prima, nessuno ha la verità in tasca, nessuno è &quot;arrivato&quot;, e poi non si dovrebbe correre il rischio, nel discorso &quot;antispecista&quot;, secondo me, di cadere nel tranello opposto, di pensare tutto pari, tutto &quot;uguale&quot; e non saper più riconoscere valorizzare e armonizzare le differenze, che esistono, che sono un valore e una ricchezza, (che danno inevitabilmente problemi), e di cui è necessario tenere conto....
Un caro saluto.... alla prossima, mi auguro!
Silvia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Eva, avevo scritto un commento alla tua risposta qualche giorno fa ma non lo vedo ancora pubblicato&#8230;.. forse in breve lo sarà (?), per cui ora non sto a ripetere quanto avevo già detto (spiegavo le problematiche legate a mio avviso al concetto di &#8220;natura&#8221;, agli &#8220;interessi&#8221; della &#8220;natura&#8221;, non sempre apparentemente coincidenti con gli interessi dei singoli, dei vari esseri viventi&#8230;., le problematiche inerenti al &#8220;dominio&#8221;, citavo L&#8217;ecologia della libertà di Bookchin, spiegavo quindi poi cosa intendevo con &#8220;produttività&#8221; della &#8220;natura&#8221;, cosa dovremmo fare per non danneggiare la vita, la fertilità ecc, insomma, nessun egoismo, nessuna &#8220;produttività&#8221; in più per noi ecc.ecc&#8230;. forse non mi ero espressa bene la prima volta, spero che il mio secondo commento venga prima o dopo pubblicato&#8230; e poi dicevo qualcosa sul discorso &#8220;ideologie&#8221;&#8230;). Ora vorrei solo concentrarmi ancora una volta sulle &#8220;ideologie&#8221;, perché, al di là dei limiti e delle ambiguità delle parole, che spesso mutano in parte il loro significato originario e il loro senso, e sono figlie comunque della loro storia, le &#8220;ideologie&#8221; come le abbiamo conosciute tendono ad essere pericolose, a volersi imporre con la forza, a mettere barriere, a ispirarsi a &#8220;padri fondatori&#8221;, a fare programmi a breve o lungo termine, a distinguere tra mezzi e fini, a entrare in &#8220;politica&#8221; ecc, non sono insomma immuni da derive autoritarie quando non totalitarie, mentre diversa è un&#8217;&#8221;idea&#8221;, un sentire, un&#8217;idea forte ma che non vuole imporsi con la forza, un&#8217;idea che sa ascoltare e crescere, confrontarsi, continuare ad apprendere, un&#8217;idea insomma come la &#8220;libertà&#8221;, che non ha padri fondatori ma solo liberi pensatori e liberi praticanti, che è sempre in cammino&#8230;. Le idee &#8220;chiare&#8221; sono belle e giuste, quelle &#8220;ferme&#8221; un po&#8217; meno, credo, per ciò che dicevo prima, nessuno ha la verità in tasca, nessuno è &#8220;arrivato&#8221;, e poi non si dovrebbe correre il rischio, nel discorso &#8220;antispecista&#8221;, secondo me, di cadere nel tranello opposto, di pensare tutto pari, tutto &#8220;uguale&#8221; e non saper più riconoscere valorizzare e armonizzare le differenze, che esistono, che sono un valore e una ricchezza, (che danno inevitabilmente problemi), e di cui è necessario tenere conto&#8230;.<br />
Un caro saluto&#8230;. alla prossima, mi auguro!<br />
Silvia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Le ideologie del dominio e della sottomissione di Silvia Ferbri</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/02/le-ideologie-del-dominio-e-della-sottomissione/#comment-165</link>
		<dc:creator>Silvia Ferbri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 09:46:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/?p=72#comment-165</guid>
		<description>Cara Eva,
mi fa molto piacere questo scambio di idee con te, anche se non ci conosciamo (questo succede nell&#039;era della comunicazione.... a me fa ancora un certo effetto, io non sono cresciuta nell&#039;era del computer e mi devo ancora abituare; speriamo non si avverino mai del tutto le previsioni di Adorno e Horkheimer, ma anche di molti altri, e cioè che la comunicazione alla fine non provveda ad isolare sempre di più gli uomini, ma non credo sia il nostro caso..).
Come dire se la natura ha i suoi interessi? (Che non sia inerte, questo mi pare ben evidente...). Quando osservo la mia gattina che avverte il suo primo calore, e non sa bene cosa le capiti, si, viene da pensare così... ma allora cos&#039;è la &quot;natura&quot;? Un&#039;entità in qualche modo astratta, &quot;superiore&quot;, qualcosa a cui tutti gli esseri viventi devono obbedire, una specie di nemico sconosciuto e misterioso, un qualcosa con leggi sue proprie, che non abbiamo scelto né condiviso... noi come gli altri animali..? E&#039; quindi amica o nemica? o è semplicemente neutrale? E noi, come gli altri animali, quanto possiamo davvero essere liberi??? E quanta sofferenza non si può proprio evitare?Come vedi, il problema è enorme, i quesiti paiono insolubili, e non per niente filosofi scienziati e studiosi si sono interrogati per secoli, e ancora nessuno di noi sa se c&#039;è un &quot;perché&quot;, e, nel caso ci sia, qual&#039;è, di cosa si tratti. (Io personalmente sono portata a pensare che un PERCHE&#039; non ci sia, così come non esiste una VERITA&#039;.)
Certo che l&#039;atteggiamento dominante, il dominio in sé e in tutte le sue forme, il dominio come modo di sentire e come modo di agire andrebbero aboliti (sempre ammesso che ciò sia possibile), io personalmente lo ritengo un problema fondamentale, non so se conosci &quot;L&#039;ecologia della libertà&quot; di Murray Bookchin, un testo che apre davvero la mente, secondo me, e dove è analizzato il percorso del dominio, della mentalità gerarchica, e tutti i danni che questa ha creato nel corso della storia, sia nei rapporti tra gli esseri umani che nei rapporti degli esseri umani con le altre forme di vita del pianeta. E quando parlavo di &quot;rendere la natura più produttiva&quot; non intendevo certo continuare a sfruttarla a nostro uso e consumo, cioè renderla più produttiva per noi, continuare a dominarla senza ferirla troppo (il limite di molti &quot;verdi&quot; e &quot;ambientalisti&quot;, che propongono nulla più e nulla meno di mere soluzioni &quot;cosmetiche &quot;, e non hanno abbandonato di certo l&#039;ideologia del dominio), ciò che intendevo era non impoverirla, non ucciderla, non frenarne lo sviluppo, ma lo sviluppo suo proprio, che però occorre imparare a sentire, a conoscere, sforzandosi di superare la drammatica scissione, la frattura che si è formata nel corso del tempo e della storia tra l&#039;essere umano e ciò che lo circonda. Quando un terreno si desertifica, quando una barriera corallina si sbianca troppo, quando una specie animale rischia di estinguersi... ecco, lì ad esempio si può cercare di fare qualcosa (sfruttando al meglio le nostre capacità, piuttosto che al peggio, dato che indietro non si torna e scienza conoscenza e tecnologia ce le troviamo a disposizione; il punto è: come vogliamo utilizzarle?), per frenare i danni, danni che la maggior parte delle volte sono dovuti a scelte e azioni scellerate dell&#039;uomo. 
Io credo che chi ritiene che vadano abbandonate le ideologie abbia ragione, ma anche qui bisogna vedere di cosa si parla, che cosa si intende, le parole purtroppo sono spesso ambigue e limitate, o mutano di senso (del resto sono figlie della propria storia..),e le ideologie che sono state espresse finora non hanno dato poi risultati molto buoni......; se l&#039;ideologia è un qualcosa che si impone, qualcosa di autoritario, che ritiene di avere la verità in tasca, di essere superiore agli altri e di dover imporre questa presunta verità, se è qualcosa di chiuso, che non ascolta gli altri punti di vista ed è convinta di non avere più niente da correggere o imparare, allora non ci siamo; se l&#039;ideologia ritiene di avere un padre fondatore a cui costantemente si richiama e al quale si deve obbedienza e rispetto, allora non ci siamo, se l&#039;ideologia applica qualunque mezzo per imporsi, se diventa totalitaria, se fa programmi, se è disposta a cedere a compromessi, se entra in &quot;politica&quot; allora non ci siamo; se invece ci riferiamo a un&#039;idea, piuttosto che a un&#039;ideologia, cioè a un sentire, un sentire profondo, un&#039;idea chiara, certo, come dici tu, ma non necessariamente ferma, nel senso di immobile intendo, se ci riferiamo a un pensiero aperto, utopico, rivoluzionario senza essere autoritario e voler quindi togliere il potere a qualcun altro e prenderlo per sé, un pensiero sempre animato dallo spirito di ricerca quindi, che vuole continuare a crescere, ad arricchirsi, un pensiero che ascolta gli altri, che ha delle convinzioni forti ma non vuole imporle con la forza, un pensiero come la libertà, che non ha padri fondatori, ma solo liberi pensatori e liberi praticanti, allora si corrono molti meno rischi di perpetuare il dominio. Certo è molto difficile..... Ma il confronto, il parlarsi con il cuore e la mente aperti, senza chiusure, senza pregiudizi o giudizi gerarchici, senza la convinzione di non aver più nulla da imparare, (e da imparare ce n&#039;è, ce n&#039;è tanto e per tutti, gli esseri umani sembrano non aver ancora imparato un granche, vivono ancora nella loro peggiore infanzia...), beh, per quanto estremamente difficile, credo sia un importante primo passo. La strada è lunga e difficile, ma io voglio continuare a credere che sia percorribile.
Un caro saluto. 
Silvia (perdonami la prolissità..)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Eva,<br />
mi fa molto piacere questo scambio di idee con te, anche se non ci conosciamo (questo succede nell&#8217;era della comunicazione&#8230;. a me fa ancora un certo effetto, io non sono cresciuta nell&#8217;era del computer e mi devo ancora abituare; speriamo non si avverino mai del tutto le previsioni di Adorno e Horkheimer, ma anche di molti altri, e cioè che la comunicazione alla fine non provveda ad isolare sempre di più gli uomini, ma non credo sia il nostro caso..).<br />
Come dire se la natura ha i suoi interessi? (Che non sia inerte, questo mi pare ben evidente&#8230;). Quando osservo la mia gattina che avverte il suo primo calore, e non sa bene cosa le capiti, si, viene da pensare così&#8230; ma allora cos&#8217;è la &#8220;natura&#8221;? Un&#8217;entità in qualche modo astratta, &#8220;superiore&#8221;, qualcosa a cui tutti gli esseri viventi devono obbedire, una specie di nemico sconosciuto e misterioso, un qualcosa con leggi sue proprie, che non abbiamo scelto né condiviso&#8230; noi come gli altri animali..? E&#8217; quindi amica o nemica? o è semplicemente neutrale? E noi, come gli altri animali, quanto possiamo davvero essere liberi??? E quanta sofferenza non si può proprio evitare?Come vedi, il problema è enorme, i quesiti paiono insolubili, e non per niente filosofi scienziati e studiosi si sono interrogati per secoli, e ancora nessuno di noi sa se c&#8217;è un &#8220;perché&#8221;, e, nel caso ci sia, qual&#8217;è, di cosa si tratti. (Io personalmente sono portata a pensare che un PERCHE&#8217; non ci sia, così come non esiste una VERITA&#8217;.)<br />
Certo che l&#8217;atteggiamento dominante, il dominio in sé e in tutte le sue forme, il dominio come modo di sentire e come modo di agire andrebbero aboliti (sempre ammesso che ciò sia possibile), io personalmente lo ritengo un problema fondamentale, non so se conosci &#8220;L&#8217;ecologia della libertà&#8221; di Murray Bookchin, un testo che apre davvero la mente, secondo me, e dove è analizzato il percorso del dominio, della mentalità gerarchica, e tutti i danni che questa ha creato nel corso della storia, sia nei rapporti tra gli esseri umani che nei rapporti degli esseri umani con le altre forme di vita del pianeta. E quando parlavo di &#8220;rendere la natura più produttiva&#8221; non intendevo certo continuare a sfruttarla a nostro uso e consumo, cioè renderla più produttiva per noi, continuare a dominarla senza ferirla troppo (il limite di molti &#8220;verdi&#8221; e &#8220;ambientalisti&#8221;, che propongono nulla più e nulla meno di mere soluzioni &#8220;cosmetiche &#8220;, e non hanno abbandonato di certo l&#8217;ideologia del dominio), ciò che intendevo era non impoverirla, non ucciderla, non frenarne lo sviluppo, ma lo sviluppo suo proprio, che però occorre imparare a sentire, a conoscere, sforzandosi di superare la drammatica scissione, la frattura che si è formata nel corso del tempo e della storia tra l&#8217;essere umano e ciò che lo circonda. Quando un terreno si desertifica, quando una barriera corallina si sbianca troppo, quando una specie animale rischia di estinguersi&#8230; ecco, lì ad esempio si può cercare di fare qualcosa (sfruttando al meglio le nostre capacità, piuttosto che al peggio, dato che indietro non si torna e scienza conoscenza e tecnologia ce le troviamo a disposizione; il punto è: come vogliamo utilizzarle?), per frenare i danni, danni che la maggior parte delle volte sono dovuti a scelte e azioni scellerate dell&#8217;uomo.<br />
Io credo che chi ritiene che vadano abbandonate le ideologie abbia ragione, ma anche qui bisogna vedere di cosa si parla, che cosa si intende, le parole purtroppo sono spesso ambigue e limitate, o mutano di senso (del resto sono figlie della propria storia..),e le ideologie che sono state espresse finora non hanno dato poi risultati molto buoni&#8230;&#8230;; se l&#8217;ideologia è un qualcosa che si impone, qualcosa di autoritario, che ritiene di avere la verità in tasca, di essere superiore agli altri e di dover imporre questa presunta verità, se è qualcosa di chiuso, che non ascolta gli altri punti di vista ed è convinta di non avere più niente da correggere o imparare, allora non ci siamo; se l&#8217;ideologia ritiene di avere un padre fondatore a cui costantemente si richiama e al quale si deve obbedienza e rispetto, allora non ci siamo, se l&#8217;ideologia applica qualunque mezzo per imporsi, se diventa totalitaria, se fa programmi, se è disposta a cedere a compromessi, se entra in &#8220;politica&#8221; allora non ci siamo; se invece ci riferiamo a un&#8217;idea, piuttosto che a un&#8217;ideologia, cioè a un sentire, un sentire profondo, un&#8217;idea chiara, certo, come dici tu, ma non necessariamente ferma, nel senso di immobile intendo, se ci riferiamo a un pensiero aperto, utopico, rivoluzionario senza essere autoritario e voler quindi togliere il potere a qualcun altro e prenderlo per sé, un pensiero sempre animato dallo spirito di ricerca quindi, che vuole continuare a crescere, ad arricchirsi, un pensiero che ascolta gli altri, che ha delle convinzioni forti ma non vuole imporle con la forza, un pensiero come la libertà, che non ha padri fondatori, ma solo liberi pensatori e liberi praticanti, allora si corrono molti meno rischi di perpetuare il dominio. Certo è molto difficile&#8230;.. Ma il confronto, il parlarsi con il cuore e la mente aperti, senza chiusure, senza pregiudizi o giudizi gerarchici, senza la convinzione di non aver più nulla da imparare, (e da imparare ce n&#8217;è, ce n&#8217;è tanto e per tutti, gli esseri umani sembrano non aver ancora imparato un granche, vivono ancora nella loro peggiore infanzia&#8230;), beh, per quanto estremamente difficile, credo sia un importante primo passo. La strada è lunga e difficile, ma io voglio continuare a credere che sia percorribile.<br />
Un caro saluto.<br />
Silvia (perdonami la prolissità..)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Le ideologie del dominio e della sottomissione di Eva Melodia</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/02/le-ideologie-del-dominio-e-della-sottomissione/#comment-164</link>
		<dc:creator>Eva Melodia</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 12:14:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/?p=72#comment-164</guid>
		<description>Ciao Silvia,

io sono ovviamente abbastanza d&#039;accordo con te, ma credo ci siano poi dei problemi di natura logica che, in fase applicativa di questa interpretazione, diventano difficili da gestire, motivo per cui secondo me bisogna porsi anche altre questioni.

Il primo problema è se la &quot;natura&quot; ha o non ha suoi interessi. Laddove per natura intendiamo anche solo il ridurre ai minimi termini la scatola produttiva di habitat e cibo per gli animali, il credere o meno che questa scatola abbia o no una sua integrità determinata da interesse è rilevante.

Pone infatti l&#039;umano in modalità differenti: nel caso di una natura con suo interesse nel perseverare e nel mantenere integrità, l&#039;umano sarà meno dominante; nel caso di una natura priva di suo interesse, come fosse inerte, l&#039;umano è fortemente dominante anche quando volesse dirsi ecologista o antispecista.

La mia opinione è che la &quot;natura&quot; ha suoi interessi. Io credo che non esista ambiente senza abitanti né abitanti senza ambiente, motivo per cui in realtà gli interessi di ciascuno vanno ponderati tenendo in considerazione il pacchetto all-inclusive.

Ma in ogni caso, il dominio della natura è secondo me sempre terribilmente negativo, proprio in quanto dominio. Il dominio è una &quot;abitudine mentale&quot; determinata da cultura specista radicata. E&#039; un modo di interpretare i conflitti e di ipotizzare soluzioni e ahimè, come tutto si propaga attraverso educazione e mimesi approssimata.
Quindi è importante che il dominio non sia in alcun modo un metodo né tanto meno cultura in nessuna delle relazioni in cui l&#039;uomo si trova coinvolto, quindi né umano-umano, né umano-nonumano, né tanto meno umano-natura.

Il dominio in più è l&#039;assoluto negativo della definizione di &quot;intelligenza&quot; che io assumo per valida e di cui tutto il resto mi pare corollario e cioè la &quot;capacità di adattarsi all&#039;ambiente&quot;.
La risposta dominante degli umani rispetto a qualsiasi problema o conflitto in cui si trovano coinvolti è sempre una risposta stupida (non intelligente) perché comporta effetti a catena svantaggiosi per chi, al contrario, cercava vantaggio. Questo è facilmente dimostrabile.

In tal senso, rendere o non rendere la &quot;natura più produttiva&quot; può essere un punto cardine dell&#039;approccio dominante.

La natura ha davvero bisogno di interventi migliorativi da parte dell&#039;uomo? Di che tipo? Per ottenere cosa?  Per trarne quale tipo di vantaggio? In che modo?

Come vedi, le cose si complicano molto. Quando sento parlare di &quot;abbandonare le ideologie&quot;, io mi sento venir meno. Senza ideologie che siano un minimo &quot;logiche&quot; appunto, non si va da nessuna parte. L&#039;antispecismo è una ideologia e dovrebbe avere idee chiare e ferme così da non trovarsi a far casino con se stesso...:)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Silvia,</p>
<p>io sono ovviamente abbastanza d&#8217;accordo con te, ma credo ci siano poi dei problemi di natura logica che, in fase applicativa di questa interpretazione, diventano difficili da gestire, motivo per cui secondo me bisogna porsi anche altre questioni.</p>
<p>Il primo problema è se la &#8220;natura&#8221; ha o non ha suoi interessi. Laddove per natura intendiamo anche solo il ridurre ai minimi termini la scatola produttiva di habitat e cibo per gli animali, il credere o meno che questa scatola abbia o no una sua integrità determinata da interesse è rilevante.</p>
<p>Pone infatti l&#8217;umano in modalità differenti: nel caso di una natura con suo interesse nel perseverare e nel mantenere integrità, l&#8217;umano sarà meno dominante; nel caso di una natura priva di suo interesse, come fosse inerte, l&#8217;umano è fortemente dominante anche quando volesse dirsi ecologista o antispecista.</p>
<p>La mia opinione è che la &#8220;natura&#8221; ha suoi interessi. Io credo che non esista ambiente senza abitanti né abitanti senza ambiente, motivo per cui in realtà gli interessi di ciascuno vanno ponderati tenendo in considerazione il pacchetto all-inclusive.</p>
<p>Ma in ogni caso, il dominio della natura è secondo me sempre terribilmente negativo, proprio in quanto dominio. Il dominio è una &#8220;abitudine mentale&#8221; determinata da cultura specista radicata. E&#8217; un modo di interpretare i conflitti e di ipotizzare soluzioni e ahimè, come tutto si propaga attraverso educazione e mimesi approssimata.<br />
Quindi è importante che il dominio non sia in alcun modo un metodo né tanto meno cultura in nessuna delle relazioni in cui l&#8217;uomo si trova coinvolto, quindi né umano-umano, né umano-nonumano, né tanto meno umano-natura.</p>
<p>Il dominio in più è l&#8217;assoluto negativo della definizione di &#8220;intelligenza&#8221; che io assumo per valida e di cui tutto il resto mi pare corollario e cioè la &#8220;capacità di adattarsi all&#8217;ambiente&#8221;.<br />
La risposta dominante degli umani rispetto a qualsiasi problema o conflitto in cui si trovano coinvolti è sempre una risposta stupida (non intelligente) perché comporta effetti a catena svantaggiosi per chi, al contrario, cercava vantaggio. Questo è facilmente dimostrabile.</p>
<p>In tal senso, rendere o non rendere la &#8220;natura più produttiva&#8221; può essere un punto cardine dell&#8217;approccio dominante.</p>
<p>La natura ha davvero bisogno di interventi migliorativi da parte dell&#8217;uomo? Di che tipo? Per ottenere cosa?  Per trarne quale tipo di vantaggio? In che modo?</p>
<p>Come vedi, le cose si complicano molto. Quando sento parlare di &#8220;abbandonare le ideologie&#8221;, io mi sento venir meno. Senza ideologie che siano un minimo &#8220;logiche&#8221; appunto, non si va da nessuna parte. L&#8217;antispecismo è una ideologia e dovrebbe avere idee chiare e ferme così da non trovarsi a far casino con se stesso&#8230;:)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Da Veganzetta n° 2 / anno 2:  Doveri umani o diritti animali? di Silvia Ferbri</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/24/da-veganzetta-n%c2%b0-2-anno-2-doveri-umani-o-diritti-animali/#comment-163</link>
		<dc:creator>Silvia Ferbri</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 10:24:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/?p=76#comment-163</guid>
		<description>Una delle &quot;differenze&quot; tra gli esseri umani e gli altri animali è che gli umani abbondano di parole. Parole che però, pur essendo tanto e sempre più numerose, sono allo stesso tempo estremamente limitate, in fin dei conti sempre più insufficienti, e spesso ambigue. Parole legate alla storia, e che sono figlie della propria storia. Come &quot;diritto-dovere&quot;, ad esempio. Ma che cos&#039;è un &quot;dovere&quot;? Se un sentimento, una volontà, nascono spontanei dentro di noi, se non sono forzati o indotti in qualche modo, non possiamo definirli &quot;doveri&quot;. Nella parola &quot;dovere&quot; è insito un significato di &quot;obbligo&quot;, più o meno forte. Pertanto, credo che il senso di responsabilità e di impegno, o di amore, di preoccupazione, o di solidarietà e condivisione, per gli altri esseri viventi, soprattutto quelli più deboli (parola anche questa con le sue ambiguità..) e meno capaci di far sentire la propria voce, non dovrebbe qualificarsi come un &quot;dovere&quot;, ma semplicemente come un &quot;essere&quot;. Ed è allo sviluppo e al rafforzamento di questo &quot;essere&quot; che tutti dovremmo puntare. Quando saremo capaci di sentirlo davvero, quando le differenze saranno un arricchimento e non un ostacolo, quando non ci saranno più inutili fratture o scissioni nel nostro cuore e nella nostra mente, allora parleremo solo di &quot;persone&quot;, senza forzature.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle &#8220;differenze&#8221; tra gli esseri umani e gli altri animali è che gli umani abbondano di parole. Parole che però, pur essendo tanto e sempre più numerose, sono allo stesso tempo estremamente limitate, in fin dei conti sempre più insufficienti, e spesso ambigue. Parole legate alla storia, e che sono figlie della propria storia. Come &#8220;diritto-dovere&#8221;, ad esempio. Ma che cos&#8217;è un &#8220;dovere&#8221;? Se un sentimento, una volontà, nascono spontanei dentro di noi, se non sono forzati o indotti in qualche modo, non possiamo definirli &#8220;doveri&#8221;. Nella parola &#8220;dovere&#8221; è insito un significato di &#8220;obbligo&#8221;, più o meno forte. Pertanto, credo che il senso di responsabilità e di impegno, o di amore, di preoccupazione, o di solidarietà e condivisione, per gli altri esseri viventi, soprattutto quelli più deboli (parola anche questa con le sue ambiguità..) e meno capaci di far sentire la propria voce, non dovrebbe qualificarsi come un &#8220;dovere&#8221;, ma semplicemente come un &#8220;essere&#8221;. Ed è allo sviluppo e al rafforzamento di questo &#8220;essere&#8221; che tutti dovremmo puntare. Quando saremo capaci di sentirlo davvero, quando le differenze saranno un arricchimento e non un ostacolo, quando non ci saranno più inutili fratture o scissioni nel nostro cuore e nella nostra mente, allora parleremo solo di &#8220;persone&#8221;, senza forzature.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Le ideologie del dominio e della sottomissione di Silvia Ferbri</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/04/02/le-ideologie-del-dominio-e-della-sottomissione/#comment-162</link>
		<dc:creator>Silvia Ferbri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 09:28:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/?p=72#comment-162</guid>
		<description>Credo che sia più che giusto il &quot;rispetto&quot; per la natura. Ma credo anche che occorra sforzarsi di superare una volta per tutte la dicotomia, la contrapposizione uomo-natura, o civiltà-natura, società-natura ecc. L&#039;uomo non proviene da un&#039;astronave, l&#039;umanità è una manifestazione della natura. Pertanto può e deve utilizzare le sue capacità, la sua evoluzione, in seno a questa natura di cui fa parte, rinnegando ciò che va contro la natura (e quindi anche contro se stesso), e potenziando ciò che va a beneficio della natura (quindi anche di se stesso), sia che la si consideri &quot;buona&quot; o &quot;cattiva&quot;, &quot;provvida&quot; o &quot;avara&quot;. L&#039;uomo può utilizzare le sue conoscenze per potenziare la fecondità della natura, anziché ridurla, ad esempio. Deve imparare a distinguere quali delle sue azioni assecondano la spinta evolutiva naturale e quali la contrastano, smettendola di vedere società e natura antitetiche, e smettendola di considerare la differenza come opposizione ed estraniazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che sia più che giusto il &#8220;rispetto&#8221; per la natura. Ma credo anche che occorra sforzarsi di superare una volta per tutte la dicotomia, la contrapposizione uomo-natura, o civiltà-natura, società-natura ecc. L&#8217;uomo non proviene da un&#8217;astronave, l&#8217;umanità è una manifestazione della natura. Pertanto può e deve utilizzare le sue capacità, la sua evoluzione, in seno a questa natura di cui fa parte, rinnegando ciò che va contro la natura (e quindi anche contro se stesso), e potenziando ciò che va a beneficio della natura (quindi anche di se stesso), sia che la si consideri &#8220;buona&#8221; o &#8220;cattiva&#8221;, &#8220;provvida&#8221; o &#8220;avara&#8221;. L&#8217;uomo può utilizzare le sue conoscenze per potenziare la fecondità della natura, anziché ridurla, ad esempio. Deve imparare a distinguere quali delle sue azioni assecondano la spinta evolutiva naturale e quali la contrastano, smettendola di vedere società e natura antitetiche, e smettendola di considerare la differenza come opposizione ed estraniazione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Cereal Killer</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-161</link>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 16:34:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-161</guid>
		<description>Carissimi Eva e Fabrizio,

vi ringrazio molto per aver ripreso il filo del discorso interrotto tempo fa per vari motivi indipendenti dalla mia (e di altri) volontà.
Questo piccolo sito ogni tanto riserba delle belle sorprese, come questa.
Appena possibile proverò a rispondere alle vostre domande e sollecitazioni in modo da poter procedere con ordine e riavviare il tutto.

Ps: non ci sono capi in questo sito, ma solo persone che pubblicano i loro contributi ed il sottoscritto che lo gestisce.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi Eva e Fabrizio,</p>
<p>vi ringrazio molto per aver ripreso il filo del discorso interrotto tempo fa per vari motivi indipendenti dalla mia (e di altri) volontà.<br />
Questo piccolo sito ogni tanto riserba delle belle sorprese, come questa.<br />
Appena possibile proverò a rispondere alle vostre domande e sollecitazioni in modo da poter procedere con ordine e riavviare il tutto.</p>
<p>Ps: non ci sono capi in questo sito, ma solo persone che pubblicano i loro contributi ed il sottoscritto che lo gestisce.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Fabrizio</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-160</link>
		<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 13:12:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-160</guid>
		<description>Concordo in tutto e mi fa piacere vedere l&#039;intenzione alla persistenza.
Ieri sera ho finalmente avuto il tempo di leggere tutta la discussione e ho poi ragionato sul fatto che un volantino da spargere, per cominciare, vista la possibilità magari di fare questo in ogni città in cui si riesce ad organizzare potrebbe essere una buonissima idea. Se poi si riuscisse a fare anche un sito su cui la gente, magari dopo aver letto il volantino, possa andare a cercare cose più dettagliate quali documenti, cosa accade nel mondo, libri consigliati, ecc.. e uno spazio in cui dire la propria e rendersi disponibile a diffondere il &quot;concetto&quot;, si inizierebbe forse a creare possibilità di &quot;espansione&quot;. E poi ovviamente tutto il resto, largo spazio alle idee per altre iniziative e creare un &quot;buco&quot; di cultura che possa piano piano far sentire un peso concreto in opposizione a quella presente.
Il &quot;capo&quot; di questo sito dov&#039;è finito? Come mai non si ragiona più sul volantino col manifesto?
Tra l&#039;altro cercando su google ho notato che esiste un altro sito in cui si parla di movimento antispecista (www.antispec.org), non so se l&#039;avete già visto, che pur sembrandomi più macchinoso e forse un po&#039; troppo &quot;politico&quot;, mi sembra sia più o meno coerente con ciò che si dice qui e ricco di documenti e cose varie, ma non mi è chiaro se siano ancora attivi.
Credo sarebbe comunque una buona idea provare a buttare giù una bozza reale di volantino, visto che il testo c&#039;è. Se riesco ad avere un po&#039; di tempo magari ci provo, ma non sono molto bravo... :-)  
La cosa importante però è, davvero, non mollare, non lasciar cadere nel vuoto le buone intenzioni che si hanno. Io tutti i giorni non riesco a non pensare che qualunque cosa sto facendo, in ogni parte del mondo c&#039;è &quot;qualche&quot; (virgolette più che spesse) incolpevole essere che patisce paura, dolore e morte, e prima si riesce, se si riesce, a creare un po&#039; di giustizia e svegliare la gente, più atrocità si risparmiano. Magari sembra retorica, ma è innegabile che le cose stiano così...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo in tutto e mi fa piacere vedere l&#8217;intenzione alla persistenza.<br />
Ieri sera ho finalmente avuto il tempo di leggere tutta la discussione e ho poi ragionato sul fatto che un volantino da spargere, per cominciare, vista la possibilità magari di fare questo in ogni città in cui si riesce ad organizzare potrebbe essere una buonissima idea. Se poi si riuscisse a fare anche un sito su cui la gente, magari dopo aver letto il volantino, possa andare a cercare cose più dettagliate quali documenti, cosa accade nel mondo, libri consigliati, ecc.. e uno spazio in cui dire la propria e rendersi disponibile a diffondere il &#8220;concetto&#8221;, si inizierebbe forse a creare possibilità di &#8220;espansione&#8221;. E poi ovviamente tutto il resto, largo spazio alle idee per altre iniziative e creare un &#8220;buco&#8221; di cultura che possa piano piano far sentire un peso concreto in opposizione a quella presente.<br />
Il &#8220;capo&#8221; di questo sito dov&#8217;è finito? Come mai non si ragiona più sul volantino col manifesto?<br />
Tra l&#8217;altro cercando su google ho notato che esiste un altro sito in cui si parla di movimento antispecista (www.antispec.org), non so se l&#8217;avete già visto, che pur sembrandomi più macchinoso e forse un po&#8217; troppo &#8220;politico&#8221;, mi sembra sia più o meno coerente con ciò che si dice qui e ricco di documenti e cose varie, ma non mi è chiaro se siano ancora attivi.<br />
Credo sarebbe comunque una buona idea provare a buttare giù una bozza reale di volantino, visto che il testo c&#8217;è. Se riesco ad avere un po&#8217; di tempo magari ci provo, ma non sono molto bravo&#8230; :-)<br />
La cosa importante però è, davvero, non mollare, non lasciar cadere nel vuoto le buone intenzioni che si hanno. Io tutti i giorni non riesco a non pensare che qualunque cosa sto facendo, in ogni parte del mondo c&#8217;è &#8220;qualche&#8221; (virgolette più che spesse) incolpevole essere che patisce paura, dolore e morte, e prima si riesce, se si riesce, a creare un po&#8217; di giustizia e svegliare la gente, più atrocità si risparmiano. Magari sembra retorica, ma è innegabile che le cose stiano così&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Eva Melodia</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-159</link>
		<dc:creator>Eva Melodia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:30:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-159</guid>
		<description>Fabrizio, sei il miracolo di natale? :D
Concordo con te su tutta la linea, anche perché appunto, in antispecismo c&#039;è l&#039;etimologia che spiega l&#039;andare molto oltre i diritti animali o la sofferenza di quella o quell&#039;altra specie animale.
Ci sono tanti problemi da affrontare, andrebbero messi in fila e snocciolati uno a uno. Ci si stava provando, ma a quanto pare non abbiamo fatto i conti con qualcosa che non mi aspettavo sinceramente.
Quello che è successo secondo me, è che non si è davvero creduto e si continua a non credere, che lo specismo sia un fenomeno veramente culturale. Le poche cose in corso, chiamiamole campagne, non solo sono per lo più animaliste e non - secondo me - antispeciste, ma non mi sembrano prendere atto veramente di dover combattere un fenomeno culturale molto ampio.
Questa è la mia impressione. Ho scritto un breve sunto di come vedo io la cosa, che spiega in breve cosa ritengo antispecista e perchè e cosa no, presto spero di dargli la botta definitiva e pubblicarlo.
Alla fine è come se si stesse andando avanti allo sbaraglio. Ci si butta nei campi di battaglia (concedetemi il parallelismo), perché questo è attualmente l&#039;unico modo veloce e molto semplice di sentire di avere fatto qualcosa, ma alle spalle non sembra esserci nessuna visione, alcun progetto, nessuna meta condivisa, ogniun per sé e nessuno per nessuno. Invece servirebbe un vero movimento, ma i movimenti nascono dalle ideologie, anche semplificate, ma da vere ideologie molto chiare, mentre questa sembra ancora nascosta, per nulla resa nitida da approfondimenti.
Un movimento antispecista, a questo dovremmo puntare, senza avere paura...contiamoci e riprendiamo il cammino. Niente confusioni, non si chiama animalismo, non si chiama ecologia, non si chiama neanche Pippo Lo Cascio, si chiama antispecismo ed ha bisogno di tutte quelle cure che i grandi movimenti di tutti i tempi hanno ricevuto. Analisi, attenzione, proclami, divulgazione, propaganda, lotte specifiche, dialettica, dibattiti pubblici, organizzazione, etc...etc...etc...
Io non mollo manco se mi gambizzano, quindi mi trovate qui anche in pensione ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fabrizio, sei il miracolo di natale? :D<br />
Concordo con te su tutta la linea, anche perché appunto, in antispecismo c&#8217;è l&#8217;etimologia che spiega l&#8217;andare molto oltre i diritti animali o la sofferenza di quella o quell&#8217;altra specie animale.<br />
Ci sono tanti problemi da affrontare, andrebbero messi in fila e snocciolati uno a uno. Ci si stava provando, ma a quanto pare non abbiamo fatto i conti con qualcosa che non mi aspettavo sinceramente.<br />
Quello che è successo secondo me, è che non si è davvero creduto e si continua a non credere, che lo specismo sia un fenomeno veramente culturale. Le poche cose in corso, chiamiamole campagne, non solo sono per lo più animaliste e non &#8211; secondo me &#8211; antispeciste, ma non mi sembrano prendere atto veramente di dover combattere un fenomeno culturale molto ampio.<br />
Questa è la mia impressione. Ho scritto un breve sunto di come vedo io la cosa, che spiega in breve cosa ritengo antispecista e perchè e cosa no, presto spero di dargli la botta definitiva e pubblicarlo.<br />
Alla fine è come se si stesse andando avanti allo sbaraglio. Ci si butta nei campi di battaglia (concedetemi il parallelismo), perché questo è attualmente l&#8217;unico modo veloce e molto semplice di sentire di avere fatto qualcosa, ma alle spalle non sembra esserci nessuna visione, alcun progetto, nessuna meta condivisa, ogniun per sé e nessuno per nessuno. Invece servirebbe un vero movimento, ma i movimenti nascono dalle ideologie, anche semplificate, ma da vere ideologie molto chiare, mentre questa sembra ancora nascosta, per nulla resa nitida da approfondimenti.<br />
Un movimento antispecista, a questo dovremmo puntare, senza avere paura&#8230;contiamoci e riprendiamo il cammino. Niente confusioni, non si chiama animalismo, non si chiama ecologia, non si chiama neanche Pippo Lo Cascio, si chiama antispecismo ed ha bisogno di tutte quelle cure che i grandi movimenti di tutti i tempi hanno ricevuto. Analisi, attenzione, proclami, divulgazione, propaganda, lotte specifiche, dialettica, dibattiti pubblici, organizzazione, etc&#8230;etc&#8230;etc&#8230;<br />
Io non mollo manco se mi gambizzano, quindi mi trovate qui anche in pensione &#8230;</p>
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