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	<title>Commenti per Manifesto Antispecista</title>
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	<link>http://antispecismo.wordpress.com</link>
	<description>teoria, strategia, etica ed utopia per una nuova società libera</description>
	<pubDate>Thu, 15 May 2008 14:16:11 +0000</pubDate>
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		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Eva</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-137</link>
		<dc:creator>Eva</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 11:28:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-137</guid>
		<description>caro davide, ci ho rifletto e secondo me hai in parte ragione, ma la riflessione mi pare fosse diversa e mi vengono le seguenti riflessioni.

cioò di cui io parlavo è il dominio su base di specie ("antropo-archia"), non il dominio ("archia") generalizzato e di norma contestualizzato in realzioni umane.
Ciò di cui parla adriano con "an antropo archico" è relatiivo al dominio su base di specie quindi.
Ora, si potrebbe dire che semplificando si è "an-archici" (come sostieni tu, e fin qua ci si era arrivati da tempo, con molte più sfumature), ma l'uso di questo termine è così erroneamente percepito che la maggiorparte degli anarchici rimangono antropo-archici.  
Quindi il problema quando si parla di antispecismo è identificare il dominio gerarchico di specie, ed eventualmente il suo contrario.

Questo potrebbe sembrare una minuzia ma a parer mio non lo é.
Per semplificare al massimo:
L'empatia viene sviluppata sopratutto durante l'infanzia e sopratutto a partire dalal relazione con gli animali. Senza empatia non è facile sviluppare potenzialità come la compassione. Senza compassione è improbabile sviluppare una percezione del sé che vada al di là dell'ego. Con personalità egoiostica non si realizzerà in nessuna maniera alcun tipo di an-archia, il conflitto sarà sempre regnante e la soluzione sempre violenta.
Senza contare l'abitudine a comportamenti dominanti che nasce proprio dall'abitudine a dominare gli animali e l'habitat in cui viviamo.
Quindi in particolare per l'assunzione di un modello anarchista è indispensabile includere l'"an antropo archia" o il modello sarà fallibile.
Senza contare che si può benissimo parlare di "an antropo archia", senza credere in un modello assolutamente anarchista, ce ne sarebbe da dire ;-).

Io personalmente ci penserò ancora un po'.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro davide, ci ho rifletto e secondo me hai in parte ragione, ma la riflessione mi pare fosse diversa e mi vengono le seguenti riflessioni.</p>
<p>cioò di cui io parlavo è il dominio su base di specie (&#8221;antropo-archia&#8221;), non il dominio (&#8221;archia&#8221;) generalizzato e di norma contestualizzato in realzioni umane.<br />
Ciò di cui parla adriano con &#8220;an antropo archico&#8221; è relatiivo al dominio su base di specie quindi.<br />
Ora, si potrebbe dire che semplificando si è &#8220;an-archici&#8221; (come sostieni tu, e fin qua ci si era arrivati da tempo, con molte più sfumature), ma l&#8217;uso di questo termine è così erroneamente percepito che la maggiorparte degli anarchici rimangono antropo-archici.<br />
Quindi il problema quando si parla di antispecismo è identificare il dominio gerarchico di specie, ed eventualmente il suo contrario.</p>
<p>Questo potrebbe sembrare una minuzia ma a parer mio non lo é.<br />
Per semplificare al massimo:<br />
L&#8217;empatia viene sviluppata sopratutto durante l&#8217;infanzia e sopratutto a partire dalal relazione con gli animali. Senza empatia non è facile sviluppare potenzialità come la compassione. Senza compassione è improbabile sviluppare una percezione del sé che vada al di là dell&#8217;ego. Con personalità egoiostica non si realizzerà in nessuna maniera alcun tipo di an-archia, il conflitto sarà sempre regnante e la soluzione sempre violenta.<br />
Senza contare l&#8217;abitudine a comportamenti dominanti che nasce proprio dall&#8217;abitudine a dominare gli animali e l&#8217;habitat in cui viviamo.<br />
Quindi in particolare per l&#8217;assunzione di un modello anarchista è indispensabile includere l&#8217;&#8221;an antropo archia&#8221; o il modello sarà fallibile.<br />
Senza contare che si può benissimo parlare di &#8220;an antropo archia&#8221;, senza credere in un modello assolutamente anarchista, ce ne sarebbe da dire ;-).</p>
<p>Io personalmente ci penserò ancora un po&#8217;.</p>
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		<title>Commenti su Il metodo del consenso di davide</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/01/11/il-metodo-del-consenso/#comment-136</link>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 16:50:19 +0000</pubDate>
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		<description>una perplessità che credo verrà fuori dai gruppi animalisti radicali che non si ispirano nelle idee e nelle pratiche alla non -violenza è che tale metodo riflette la speranza alienata di una società pacificata con l'illusione dalla pace, cioè che confida su un equivoco di fondo, appunto il miraggio del consenso allargato. 
io credo che questa osservazione abbia un fondo di verità e non da poco quando un gruppo immagina di poter realizzare un'accordo esterno, dal momento che l'impianto sociale predica solamente partecipazione e pari opportunità; ciò non toglie che all'interno dei gruppi stessi sarebbe a mio avviso consigliabile invece porre come punto di partenza la fiducia reciproca e la necessità di comprensione attraverso quello che i pacifisti chiamano non-violenza e altri, noi, potremmo chiamare affinità.  
la differenza cè e non è poca, non tale però da invalidare le linee guida del metodo del consenso quanto meno per cominciare a costruire un metodo adatto all'ambito antispecista che è un ambito particolarmentea sè, non interamente riconducibile a esperienze diverse, contraddistinto da quella solo apparente contraddizione di battersi per un mondo liberato dove coltivare tolleranza, ricorrendo, all'occorrenza, alla forza (concetto diverso da violenza se riconducibile all'esercizio legittimo dell'autodifesa). ma anche qui si riapre, per non chiudersi mai, lo scenario che vede opposte le schiere dei non violenti ai sostenitori della violenza 'giusta'...quanto lavoro abbiamo di fronte...ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>una perplessità che credo verrà fuori dai gruppi animalisti radicali che non si ispirano nelle idee e nelle pratiche alla non -violenza è che tale metodo riflette la speranza alienata di una società pacificata con l&#8217;illusione dalla pace, cioè che confida su un equivoco di fondo, appunto il miraggio del consenso allargato.<br />
io credo che questa osservazione abbia un fondo di verità e non da poco quando un gruppo immagina di poter realizzare un&#8217;accordo esterno, dal momento che l&#8217;impianto sociale predica solamente partecipazione e pari opportunità; ciò non toglie che all&#8217;interno dei gruppi stessi sarebbe a mio avviso consigliabile invece porre come punto di partenza la fiducia reciproca e la necessità di comprensione attraverso quello che i pacifisti chiamano non-violenza e altri, noi, potremmo chiamare affinità.<br />
la differenza cè e non è poca, non tale però da invalidare le linee guida del metodo del consenso quanto meno per cominciare a costruire un metodo adatto all&#8217;ambito antispecista che è un ambito particolarmentea sè, non interamente riconducibile a esperienze diverse, contraddistinto da quella solo apparente contraddizione di battersi per un mondo liberato dove coltivare tolleranza, ricorrendo, all&#8217;occorrenza, alla forza (concetto diverso da violenza se riconducibile all&#8217;esercizio legittimo dell&#8217;autodifesa). ma anche qui si riapre, per non chiudersi mai, lo scenario che vede opposte le schiere dei non violenti ai sostenitori della violenza &#8216;giusta&#8217;&#8230;quanto lavoro abbiamo di fronte&#8230;ciao</p>
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	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di davide</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-135</link>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 16:27:52 +0000</pubDate>
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		<description>una parolina cè già...con tutti i suffissi che vogliamo...: anarchici?...scusate ma me la tirate sempre fuori... :&#62; davide</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>una parolina cè già&#8230;con tutti i suffissi che vogliamo&#8230;: anarchici?&#8230;scusate ma me la tirate sempre fuori&#8230; :&gt; davide</p>
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		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Cereal Killer</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-133</link>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 22:25:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-133</guid>
		<description>Per prima cosa prometto che appena mi sarà possibile leggerò con molta attenzione la seconda parte de “critica all’ideologia animalista” di Marco, come sempre c’è moltissimo da leggere, e pochissimo tempo per farlo: è una continua rincorsa...
Passando al post di Eva, io lo ritengo molto interessante e non credo sia un delirio, anzi, al contrario è una lucida analisi di un termine che spessissimo ci ritroviamo ad usare, ma che raramente si soffermiamo a considerare. 
Il discorso non fa una piega: viviamo quotidianamente in una società piramidale, immersi in essa, in un paradigma che prevede la vittoria sistematica del più forte sul più debole, dovremmo quindi metabolizzare l’ideologia del dominio e affrontarla con nuovi strumenti linguistici. Parlare di antropocentrismo di chi si erge sopra tutto e tutti è quindi se non un errore, quantomeno un’imprecisione.
Quindi ben venga un neologismo come &lt;em&gt;antropo-archismo&lt;/em&gt; quale descrizione del fenomeno di cui noi tutti siamo testimoni, e &lt;em&gt;antropo-archia&lt;/em&gt; quale diretta conseguenza del primo. E noi come potremmo definirci? &lt;em&gt;An-antropo-archici&lt;/em&gt;?
Per assurdo si potrebbe recuperare addirittura il concetto di antropocentrismo come descrizione della nostra visuale rispetto agli altri viventi: essere al centro rispetto ad altri centrismi non sarebbe male: ciascuno con la propria ottica, ma tutti sullo stesso piano. Non più una visione assoluta, ma soggettiva e relativa, una visione che cambia di prospettiva a seconda dell’osservatore. Un essere umano può concepire un mondo di pari, ma sempre e solo attraverso la propria visione limitata di essere umano (antropocentrismo), che è ben diversa da quella di un serpente (erpetocentrismo), le due visioni però se inserire in una struttura orizzontale, potrebbero forse convivere, in tal caso l’antropocentrismo sarebbe di gran lunga meglio dell’antropoarchismo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per prima cosa prometto che appena mi sarà possibile leggerò con molta attenzione la seconda parte de “critica all’ideologia animalista” di Marco, come sempre c’è moltissimo da leggere, e pochissimo tempo per farlo: è una continua rincorsa&#8230;<br />
Passando al post di Eva, io lo ritengo molto interessante e non credo sia un delirio, anzi, al contrario è una lucida analisi di un termine che spessissimo ci ritroviamo ad usare, ma che raramente si soffermiamo a considerare.<br />
Il discorso non fa una piega: viviamo quotidianamente in una società piramidale, immersi in essa, in un paradigma che prevede la vittoria sistematica del più forte sul più debole, dovremmo quindi metabolizzare l’ideologia del dominio e affrontarla con nuovi strumenti linguistici. Parlare di antropocentrismo di chi si erge sopra tutto e tutti è quindi se non un errore, quantomeno un’imprecisione.<br />
Quindi ben venga un neologismo come <em>antropo-archismo</em> quale descrizione del fenomeno di cui noi tutti siamo testimoni, e <em>antropo-archia</em> quale diretta conseguenza del primo. E noi come potremmo definirci? <em>An-antropo-archici</em>?<br />
Per assurdo si potrebbe recuperare addirittura il concetto di antropocentrismo come descrizione della nostra visuale rispetto agli altri viventi: essere al centro rispetto ad altri centrismi non sarebbe male: ciascuno con la propria ottica, ma tutti sullo stesso piano. Non più una visione assoluta, ma soggettiva e relativa, una visione che cambia di prospettiva a seconda dell’osservatore. Un essere umano può concepire un mondo di pari, ma sempre e solo attraverso la propria visione limitata di essere umano (antropocentrismo), che è ben diversa da quella di un serpente (erpetocentrismo), le due visioni però se inserire in una struttura orizzontale, potrebbero forse convivere, in tal caso l’antropocentrismo sarebbe di gran lunga meglio dell’antropoarchismo.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Marco</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-132</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 16:47:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-132</guid>
		<description>Eva,
la distinzione che fai è davvero sottile ma non mi sembra fuori luogo. Antropoarchismo invece di antropocentrismo, suona bene! Vale la pena di approfondire non credi? ;)

Io critico il concetto di antropocentrismo perché secondo me è un'illusione ideologica...l'uomo NON e' affatto il centro del sistema e, ammesso che lo sia mai stato, oggi certo non lo è più. Incollo qui un passaggio di una cosa che ho scritto tempo fa:

Che l’animale venga trattato come fine e non come mezzo, presuppone che l’uomo stesso sia trattato come fine. Si capisce allora come tanta critica all’antropocentrismo delle società Occidentali risulti, in fondo, assurda.  La condanna sommaria dell’antropocentrismo dimentica troppo spesso che l’anthropos è una finzione ideologica ad uso delle classi dominanti: direttamente in Grecia e a Roma, dove solo il cives era considerato vero uomo; indirettamente nella società borghese che garantisce, proprio attraverso l’enfasi sul diritto universale dell’uomo, il privilegio e il potere particolare di pochi. [...] Il capitalismo, si sa, non conosce alcun dio che non sia il denaro e in nome di questo opera la totale funzionalizzazione dell’esistente al proprio dominio. La desacralizzazione del mondo, in base a cui ogni cosa può essere comprata, sfruttata e prodotta in serie, è conseguenza di un sistema economico che non pone limiti al profitto. Anche l’uomo – formalmente unico valore assoluto riconosciuto dal sistema – è, nella realtà dei rapporti di produzione, asservito, sfruttato e prodotto in serie. Combattere l’antropocentrismo, in questo caso, è come combattere coi mulini a vento: come se il sistema attuale fosse VERAMENTE centrato sull’uomo.

http://www.liberazioni.org/ra/ra/ma_ma/parteseconda.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eva,<br />
la distinzione che fai è davvero sottile ma non mi sembra fuori luogo. Antropoarchismo invece di antropocentrismo, suona bene! Vale la pena di approfondire non credi? ;)</p>
<p>Io critico il concetto di antropocentrismo perché secondo me è un&#8217;illusione ideologica&#8230;l&#8217;uomo NON e&#8217; affatto il centro del sistema e, ammesso che lo sia mai stato, oggi certo non lo è più. Incollo qui un passaggio di una cosa che ho scritto tempo fa:</p>
<p>Che l’animale venga trattato come fine e non come mezzo, presuppone che l’uomo stesso sia trattato come fine. Si capisce allora come tanta critica all’antropocentrismo delle società Occidentali risulti, in fondo, assurda.  La condanna sommaria dell’antropocentrismo dimentica troppo spesso che l’anthropos è una finzione ideologica ad uso delle classi dominanti: direttamente in Grecia e a Roma, dove solo il cives era considerato vero uomo; indirettamente nella società borghese che garantisce, proprio attraverso l’enfasi sul diritto universale dell’uomo, il privilegio e il potere particolare di pochi. [...] Il capitalismo, si sa, non conosce alcun dio che non sia il denaro e in nome di questo opera la totale funzionalizzazione dell’esistente al proprio dominio. La desacralizzazione del mondo, in base a cui ogni cosa può essere comprata, sfruttata e prodotta in serie, è conseguenza di un sistema economico che non pone limiti al profitto. Anche l’uomo – formalmente unico valore assoluto riconosciuto dal sistema – è, nella realtà dei rapporti di produzione, asservito, sfruttato e prodotto in serie. Combattere l’antropocentrismo, in questo caso, è come combattere coi mulini a vento: come se il sistema attuale fosse VERAMENTE centrato sull’uomo.</p>
<p><a href="http://www.liberazioni.org/ra/ra/ma_ma/parteseconda.html" rel="nofollow">http://www.liberazioni.org/ra/ra/ma_ma/parteseconda.html</a></p>
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	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Eva</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-131</link>
		<dc:creator>Eva</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 10:05:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-131</guid>
		<description>Ciao a tutti,

Premetto che questa riflessione potrebbe risultare sottile, forse troppo per lo scopo finale.
Eppure a parere mio, si tratta di una sfumatura che per le meccaniche della comunicazione, è importante.
Grossolanamente citando infatti il comportamentismo, le dinamiche dell'apprendimento vengono ovviamente scatenate da stimoli esterni, per lo più vocaboli, i quali però possono evocare immagini più forti del vocabolo stesso ai fini dell'apprendimento.
E' il caso ad esempio di "animalismo", che contenendo in sé un termine fortemente evocativo come "animali", rimane spesso relegato dal fenomeno di dissociazione dal mondo naturale (disconoscimento dell'animalità nella specie umana) ad argomento di secondaria importanza per gli animali umani. Purtroppo non vi è dubbio infatti, che quasi sempre gli individui di specie umana negano la propria appartenenza al mondo animale e per questo, ciò che riguarda gli animali, non lo si ritiene di competenza anche umana. 

Nonostante l'effetto di questo meccanismo dia risultati spesso ridicoli (basterebbe infatti andare oltre il fenomeno evocativo ed entrare nel contensto di una analisi logica ed approfondita del vocabolo), se queste sono le più comuni e immediate meccaniche (e lo sono), è meglio cominciare a farci i conti seriamente, decidendo ovviamente fino a quale granularità, allo scopo esclusivo di trovare forme comunicative efficaci e veloci.

In tal senso quindi mi trovo a storcere il naso ogni qualvolta si parla di "antropocentrismo".
Evocativamente è un vocabolo fortissimo, scatena l'immagine dell'ego (comunemente a sua volta evocativo di immagine moralmente negativa), quindi, anche senza l'auspicato uso della logica, è capace di concretizzare la critica ad un comportamento umano dipingendone chiaramente un contesto.

In antropocentrismo, si dipinge un cerchio, o meglio una sfera, al cui centro appunto si prefigura un individuo umano, tutto intentoa creare un moto centripeto attraverso l'uso del potere di cui ha facoltà. 
Questa icona dell'uomo che circondato ovunque da altre forme viventi senzianti o semplicemente
vegetanti, attira verso di sé ciò che gli torna utile, prefigura una critica morale per tante ragioni.

E fin qui tutto bene. Con una sola parola (antropocentrismo) si evoca qualcosa di molto simile alla realtà, si chiarifica la propria posizione critica, si ottiene immediatamente una reazione di disagio morale, si parla di animali.

Eppure questa evocazione non è a parere mio corretta. Forse non lo è più, forse semplicemente non lo è del tutto, sta di fatto che rischia di essere fuorviante, di non essere coerente con quello che è lo stato (magari anche definibile "stadio", come qualcosa in divenire) attuale dello specismo.

L'impressione è che se per secoli, forse millenni, davvero si è trattato di antropocentrismo, esplicitato da comportamenti ed ideologia di dominio, ora si sia passati ad una fase successiva, dove per rafforzare e perpetuare nel tempo l'ideologia del dominio stessa, l'immagine che comunemente 
si ha della specie umana non è più al "centro", ma "sopra".

Nel caso di reale antropocentrismo, la percezione del sé di specie, avviene comunque secondo logiche di appartenenza (al centro di qualcosa, circondato da tante altre cose è implicita l'inclusione), di condivisione, di scambio, che la specie umana con la sua cultura del dominio attuale, ha abbondantemente superato.

L'esercizio di dominio, (che è di fatto una applicazione di forza metodica e la giustificazione di questa), non implica automaticamente la negazione di appartenenza. 
Mentre allo stato attuale delle cose (stabilire da quando sarebbe anche interessante, ma non fondamentale), non si può proprio più parlare di "centrismo" data la visione a piramide stretta, su cui la cultura della specie umana basa tutta la percezione del sé e ogni considerazione sulla relazione con il mondo.

Di questa immagine che appunto si tramette come una onda, di generazione in generazione, senza però nessun nome che la identifichi velocemente, si possono rilevare gli effetti via via sempre più devanstanti, poichè in una gerarchia piramidale appunto, l'alienazione che deriva dalla naturale distinzione tra il "supremo" (il vincente) e tutti gli altri è ancora più forte, l'abitudine all'illusione di avere una via di fuga verso l'alto è ancora più forte, la sensazione di solitudine su quella cima è ancora più forte.

A questo punto mi chiedo dunque se non sia il caso di affiancare "antropocentrismo" con qualcosa di moggiormente coerente della attuale visione che la specie umana ha di sé e dei comportamenti coerenti che quindi ripete compulsivamente, ingabbiata come é da una simile e ridicola cartolina egizia.

Si potrebbe pensare che quel qualcosa possa essere implicito nel termine "ideologia del dominio", ma io non trovo sia così.
L'ideologia del dominio è appunto un ideologia, ed in un certo senso in continuo mutuo nutrimento con la visione antropo - archica (concedetemi il termine, non lo ho ancora trovato un altro!), che è andata sostituendosi a quella antripo - centrista.

Scusate il mio delirio, vi chiedo cosa ne pensiate.
Ciao!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti,</p>
<p>Premetto che questa riflessione potrebbe risultare sottile, forse troppo per lo scopo finale.<br />
Eppure a parere mio, si tratta di una sfumatura che per le meccaniche della comunicazione, è importante.<br />
Grossolanamente citando infatti il comportamentismo, le dinamiche dell&#8217;apprendimento vengono ovviamente scatenate da stimoli esterni, per lo più vocaboli, i quali però possono evocare immagini più forti del vocabolo stesso ai fini dell&#8217;apprendimento.<br />
E&#8217; il caso ad esempio di &#8220;animalismo&#8221;, che contenendo in sé un termine fortemente evocativo come &#8220;animali&#8221;, rimane spesso relegato dal fenomeno di dissociazione dal mondo naturale (disconoscimento dell&#8217;animalità nella specie umana) ad argomento di secondaria importanza per gli animali umani. Purtroppo non vi è dubbio infatti, che quasi sempre gli individui di specie umana negano la propria appartenenza al mondo animale e per questo, ciò che riguarda gli animali, non lo si ritiene di competenza anche umana. </p>
<p>Nonostante l&#8217;effetto di questo meccanismo dia risultati spesso ridicoli (basterebbe infatti andare oltre il fenomeno evocativo ed entrare nel contensto di una analisi logica ed approfondita del vocabolo), se queste sono le più comuni e immediate meccaniche (e lo sono), è meglio cominciare a farci i conti seriamente, decidendo ovviamente fino a quale granularità, allo scopo esclusivo di trovare forme comunicative efficaci e veloci.</p>
<p>In tal senso quindi mi trovo a storcere il naso ogni qualvolta si parla di &#8220;antropocentrismo&#8221;.<br />
Evocativamente è un vocabolo fortissimo, scatena l&#8217;immagine dell&#8217;ego (comunemente a sua volta evocativo di immagine moralmente negativa), quindi, anche senza l&#8217;auspicato uso della logica, è capace di concretizzare la critica ad un comportamento umano dipingendone chiaramente un contesto.</p>
<p>In antropocentrismo, si dipinge un cerchio, o meglio una sfera, al cui centro appunto si prefigura un individuo umano, tutto intentoa creare un moto centripeto attraverso l&#8217;uso del potere di cui ha facoltà.<br />
Questa icona dell&#8217;uomo che circondato ovunque da altre forme viventi senzianti o semplicemente<br />
vegetanti, attira verso di sé ciò che gli torna utile, prefigura una critica morale per tante ragioni.</p>
<p>E fin qui tutto bene. Con una sola parola (antropocentrismo) si evoca qualcosa di molto simile alla realtà, si chiarifica la propria posizione critica, si ottiene immediatamente una reazione di disagio morale, si parla di animali.</p>
<p>Eppure questa evocazione non è a parere mio corretta. Forse non lo è più, forse semplicemente non lo è del tutto, sta di fatto che rischia di essere fuorviante, di non essere coerente con quello che è lo stato (magari anche definibile &#8220;stadio&#8221;, come qualcosa in divenire) attuale dello specismo.</p>
<p>L&#8217;impressione è che se per secoli, forse millenni, davvero si è trattato di antropocentrismo, esplicitato da comportamenti ed ideologia di dominio, ora si sia passati ad una fase successiva, dove per rafforzare e perpetuare nel tempo l&#8217;ideologia del dominio stessa, l&#8217;immagine che comunemente<br />
si ha della specie umana non è più al &#8220;centro&#8221;, ma &#8220;sopra&#8221;.</p>
<p>Nel caso di reale antropocentrismo, la percezione del sé di specie, avviene comunque secondo logiche di appartenenza (al centro di qualcosa, circondato da tante altre cose è implicita l&#8217;inclusione), di condivisione, di scambio, che la specie umana con la sua cultura del dominio attuale, ha abbondantemente superato.</p>
<p>L&#8217;esercizio di dominio, (che è di fatto una applicazione di forza metodica e la giustificazione di questa), non implica automaticamente la negazione di appartenenza.<br />
Mentre allo stato attuale delle cose (stabilire da quando sarebbe anche interessante, ma non fondamentale), non si può proprio più parlare di &#8220;centrismo&#8221; data la visione a piramide stretta, su cui la cultura della specie umana basa tutta la percezione del sé e ogni considerazione sulla relazione con il mondo.</p>
<p>Di questa immagine che appunto si tramette come una onda, di generazione in generazione, senza però nessun nome che la identifichi velocemente, si possono rilevare gli effetti via via sempre più devanstanti, poichè in una gerarchia piramidale appunto, l&#8217;alienazione che deriva dalla naturale distinzione tra il &#8220;supremo&#8221; (il vincente) e tutti gli altri è ancora più forte, l&#8217;abitudine all&#8217;illusione di avere una via di fuga verso l&#8217;alto è ancora più forte, la sensazione di solitudine su quella cima è ancora più forte.</p>
<p>A questo punto mi chiedo dunque se non sia il caso di affiancare &#8220;antropocentrismo&#8221; con qualcosa di moggiormente coerente della attuale visione che la specie umana ha di sé e dei comportamenti coerenti che quindi ripete compulsivamente, ingabbiata come é da una simile e ridicola cartolina egizia.</p>
<p>Si potrebbe pensare che quel qualcosa possa essere implicito nel termine &#8220;ideologia del dominio&#8221;, ma io non trovo sia così.<br />
L&#8217;ideologia del dominio è appunto un ideologia, ed in un certo senso in continuo mutuo nutrimento con la visione antropo - archica (concedetemi il termine, non lo ho ancora trovato un altro!), che è andata sostituendosi a quella antripo - centrista.</p>
<p>Scusate il mio delirio, vi chiedo cosa ne pensiate.<br />
Ciao!</p>
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	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Cereal Killer</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-129</link>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 13:13:05 +0000</pubDate>
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		<description>Modifica proposta da Eva effettuata</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Modifica proposta da Eva effettuata</p>
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		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Cereal Killer</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-128</link>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 10:37:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-128</guid>
		<description>Ciao Eva,

Assolutamente d'accordo con te sulla questione dello specismo quale causa di sofferenze intraspacifiche e interspecifiche. Nella definizione si parla di "altre specie viventi" non per intendere la separazione tra sfruttamento di specie diverse da quella umana, ma per far capire meglio a chi legge di cosa si sta parlando, infatti il contesto è il seguente:



&lt;blockquote&gt;Gli antispecisti lottano affinché gli interessi degli animali non umani vengano considerati fondamentali tanto quanto quelli degli umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri ecocentrici che non causino sofferenze inutili, e di per sè quindi evitabili, alle altre specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità)&lt;/blockquote&gt;



Si cerca di spiegare ciò che si intende fare come antispecisti e quale sia il problema attuale, e quale la soluzione: "ricostruire la società umana".
Se però il tutto può ingenerare dubbi come quello da te esposto, si può benissimo cambiare il testo, anzi a questo punto lo si deve fare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Eva,</p>
<p>Assolutamente d&#8217;accordo con te sulla questione dello specismo quale causa di sofferenze intraspacifiche e interspecifiche. Nella definizione si parla di &#8220;altre specie viventi&#8221; non per intendere la separazione tra sfruttamento di specie diverse da quella umana, ma per far capire meglio a chi legge di cosa si sta parlando, infatti il contesto è il seguente:</p>
<blockquote><p>Gli antispecisti lottano affinché gli interessi degli animali non umani vengano considerati fondamentali tanto quanto quelli degli umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri ecocentrici che non causino sofferenze inutili, e di per sè quindi evitabili, alle altre specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità)</p></blockquote>
<p>Si cerca di spiegare ciò che si intende fare come antispecisti e quale sia il problema attuale, e quale la soluzione: &#8220;ricostruire la società umana&#8221;.<br />
Se però il tutto può ingenerare dubbi come quello da te esposto, si può benissimo cambiare il testo, anzi a questo punto lo si deve fare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su UN MANIFESTO? di Eva Melodia - Telin</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-127</link>
		<dc:creator>Eva Melodia - Telin</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 09:55:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/un-manifesto/#comment-127</guid>
		<description>Ciao a tutti,

una piccola nota su questa frase: 
"alle altre specie viventi e al pianeta"

Alle "altre" specie viventi, implica secondo me una cosa in cui non credo affatto, e cioè che ci sia distinzione tra gli interessi fondamentali di specie, non ché nelle cause di sofferenza.
Per spiegarmi meglio, è come se si sostenesse che lo specismo causa sofferenza alle "altre" specie, ma non a quella umana, cosa che io non trovo affatto realistica, e in più una netta separazione di interessi.

Io al contrario continuo a sostenere che lo specismo implica sicuramente sofferenza per le specie RITENUTE in scala evolutiva inferiori a quella umana, ma anche infinita sofferenza (diretta ed indiretta) alla specie umana che dall'apice di questa ILLUSORIA classificazione gerarchica, crede in propri interessi di specie che sono invece il risultato di una profonda alienazione, persegue obbiettivi dannosi per tutte le specie, e si ripete in comportamenti distruttivi per tutte le specie.

Se fosse per me quindi, toglierei quell'"altre".

Mi rendo conto che devo approfondire ulteriormente, ma sono in un internet caffé! 
Ciao a presto
Eva</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti,</p>
<p>una piccola nota su questa frase:<br />
&#8220;alle altre specie viventi e al pianeta&#8221;</p>
<p>Alle &#8220;altre&#8221; specie viventi, implica secondo me una cosa in cui non credo affatto, e cioè che ci sia distinzione tra gli interessi fondamentali di specie, non ché nelle cause di sofferenza.<br />
Per spiegarmi meglio, è come se si sostenesse che lo specismo causa sofferenza alle &#8220;altre&#8221; specie, ma non a quella umana, cosa che io non trovo affatto realistica, e in più una netta separazione di interessi.</p>
<p>Io al contrario continuo a sostenere che lo specismo implica sicuramente sofferenza per le specie RITENUTE in scala evolutiva inferiori a quella umana, ma anche infinita sofferenza (diretta ed indiretta) alla specie umana che dall&#8217;apice di questa ILLUSORIA classificazione gerarchica, crede in propri interessi di specie che sono invece il risultato di una profonda alienazione, persegue obbiettivi dannosi per tutte le specie, e si ripete in comportamenti distruttivi per tutte le specie.</p>
<p>Se fosse per me quindi, toglierei quell&#8217;&#8221;altre&#8221;.</p>
<p>Mi rendo conto che devo approfondire ulteriormente, ma sono in un internet caffé!<br />
Ciao a presto<br />
Eva</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Commenti su Capitini educatore all&#8217;antispecismo di Cereal Killer</title>
		<link>http://antispecismo.wordpress.com/2008/03/12/capitini-educatore-allantispecismo/#comment-126</link>
		<dc:creator>Cereal Killer</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 20:09:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://antispecismo.wordpress.com/?p=56#comment-126</guid>
		<description>Caro Paolo,

tu affermi:



&lt;blockquote&gt;Sono arrivato a 35 anni di vita “onnivora” cercando di avere il massimo rispetto per il creato, trasmessomi dalla cultura contadina: il primo rispetto era il non spreco, non solo per necessità, ma perchè è prezioso ogni dono (di Dio), è prezioso il lavoro (tempo, passione e fatica) di ogni uomo.&lt;/blockquote&gt;



E' questo il problema, è anche questa la visione che ci porta a pensare di essere signori, o nel migliore dei casi custodi della natura. E' anche tale visione che ti spinge a dire di non essere mai riuscito a staccarti dal "piacere" di una grigliata di carne, che nella realtà è solamente un pezzo di un cadavere di un essere senziante fatto nascere, allevato ed ucciso per uno scopo ben preciso.
Questo discorso ti potrà parere eccessivamente crudo, ma la realtà è questa.
E' vero che nella cultura contadina la prima forma di rispetto era il non spreco, ma non c'è rispetto per chi è considerato poco più di una risorsa. Non può esserci pur essendo a diretto contatto con chi diviene oggetto, ricchezza o motivo di controllo. La nostra cultura post-industriale è figlia degenere della cultura contadina, che NON deve essere idealizzata o mitizzata perché è essa stessa la prima ad aver soggiogato natura ed esseri senzianti, ad aver "addomesticato" chi era prima libero e si rapportava in modo paritario con la nostra specie. Quindi ti esorto a continuare il tuo cammino etico che ti ha portato a leggere questo articolo e a lasciare il tuo commento.
La nostra specie non è né padrona, né signora, né custone, né serva di nessuno, è solamente una delle tante specie animali presenti su questo pianeta, con le proprie caratteristiche e peculiarità. Come tali dovremmo comportarci smettendo finalmente di considerarci al di sopra di una natura che in tutta evidenza non riusciremo mai (per fortuna) a controllare, per il semplice motivo che ne siamo solo una piccola (ma presuntuosa) parte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Paolo,</p>
<p>tu affermi:</p>
<blockquote><p>Sono arrivato a 35 anni di vita “onnivora” cercando di avere il massimo rispetto per il creato, trasmessomi dalla cultura contadina: il primo rispetto era il non spreco, non solo per necessità, ma perchè è prezioso ogni dono (di Dio), è prezioso il lavoro (tempo, passione e fatica) di ogni uomo.</p></blockquote>
<p>E&#8217; questo il problema, è anche questa la visione che ci porta a pensare di essere signori, o nel migliore dei casi custodi della natura. E&#8217; anche tale visione che ti spinge a dire di non essere mai riuscito a staccarti dal &#8220;piacere&#8221; di una grigliata di carne, che nella realtà è solamente un pezzo di un cadavere di un essere senziante fatto nascere, allevato ed ucciso per uno scopo ben preciso.<br />
Questo discorso ti potrà parere eccessivamente crudo, ma la realtà è questa.<br />
E&#8217; vero che nella cultura contadina la prima forma di rispetto era il non spreco, ma non c&#8217;è rispetto per chi è considerato poco più di una risorsa. Non può esserci pur essendo a diretto contatto con chi diviene oggetto, ricchezza o motivo di controllo. La nostra cultura post-industriale è figlia degenere della cultura contadina, che NON deve essere idealizzata o mitizzata perché è essa stessa la prima ad aver soggiogato natura ed esseri senzianti, ad aver &#8220;addomesticato&#8221; chi era prima libero e si rapportava in modo paritario con la nostra specie. Quindi ti esorto a continuare il tuo cammino etico che ti ha portato a leggere questo articolo e a lasciare il tuo commento.<br />
La nostra specie non è né padrona, né signora, né custone, né serva di nessuno, è solamente una delle tante specie animali presenti su questo pianeta, con le proprie caratteristiche e peculiarità. Come tali dovremmo comportarci smettendo finalmente di considerarci al di sopra di una natura che in tutta evidenza non riusciremo mai (per fortuna) a controllare, per il semplice motivo che ne siamo solo una piccola (ma presuntuosa) parte.</p>
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